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+13,3%: è l’aumento del prezzo del gasolio dal 23 giugno al 29 luglio. Picco a 2,183 euro al litro, poi il taglio delle accise

La media nazionale è salita da 1,731 a 1,962 euro al litro, con un rincaro di 23,1 centesimi nonostante il brusco ribasso degli ultimi due giorni. Il massimo è stato raggiunto il 27 luglio, a 2,183 euro. L’intervento del Governo ha ridotto l’accisa di 14 centesimi, con un beneficio fiscale complessivo di circa 17 centesimi considerando l’Iva.

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Il prezzo del gasolio extrarete chiude il periodo compreso tra il 23 giugno e il 29 luglio ancora in forte rialzo, nonostante la brusca correzione registrata negli ultimi due giorni grazie all’intervento del Governo sulle accise. La media nazionale ponderata è passata da 1,731 a 1,962 euro al litro, Iva compresa: un aumento di 23,1 centesimi, pari al 13,3%. È quanto emerge dal monitoraggio condotto da Figisc per Uomini e Trasporti. Il dato finale incorpora già gli effetti del taglio fiscale deciso dopo che il prezzo aveva raggiunto il livello massimo dell’intero periodo.

Il 27 luglio il picco a 2,183 euro

La fase di crescita è iniziata dopo il minimo di 1,707 euro al litro, toccato il 24 giugno. Il gasolio è rimasto relativamente stabile fino alla fine del mese, per poi accelerare progressivamente a luglio: la media nazionale è salita a 1,813 euro il 6 luglio, a 1,858 euro l’8 luglio e a 1,975 euro il 10 luglio. Dopo una breve flessione, il prezzo ha superato i due euro nella seconda metà del mese: lunedì 27 luglio è arrivato un ulteriore aumento di 6,1 centesimi in un solo giorno, che ha portato la media al picco di 2,183 euro al litro. Rispetto al minimo del 24 giugno, l’incremento aveva raggiunto 47,6 centesimi, pari al 27,9%.

Il taglio delle accise fa scendere il prezzo

La tendenza si è invertita ieri, 28 luglio, quando la media del gasolio extrarete è precipitata a 1,953 euro al litro, con una riduzione di 23 centesimi rispetto al giorno precedente. Il 29 luglio si è registrato un lieve assestamento verso l’alto, a 1,962 euro, nove decimi di centesimo in più, ma ancora 22,1 centesimi sotto il massimo di lunedì. Il ribasso è legato principalmente alla riduzione temporanea dell’accisa decisa dal Governo per contrastare il nuovo aumento dei costi energetici. L’aliquota sul gasolio è stata abbassata da 672,90 a 532,90 euro per mille litri, con un taglio di 14 centesimi al litro. Considerando anche l’Iva al 22%, il beneficio fiscale teorico sul prezzo finale raggiunge circa 17 centesimi al litro. Un primo decreto interministeriale Mef-Mase ha applicato la riduzione il 28 e 29 luglio, finanziandola con 20,5 milioni di euro di maggiore gettito Iva generato dall’aumento delle quotazioni petrolifere nel mese di giugno. Il decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri del 27 luglio ha poi prolungato la stessa aliquota ridotta dal 30 luglio al 6 agosto, includendo anche HVO e biodiesel utilizzati in purezza. Per questa seconda fase sono previsti oneri per 83,8 milioni di euro nel 2026. L’intervento, limitato al gasolio, ha quindi prodotto una riduzione immediata superiore al solo effetto fiscale. La differenza può essere collegata anche all’adeguamento delle quotazioni industriali e alla discesa dei prezzi internazionali del prodotto raffinato, dopo i massimi raggiunti nei giorni precedenti. Si tratta, tuttavia, di una correzione che non cancella il rincaro accumulato dalla fine di giugno.

Il Centro resta l’area con l’aumento maggiore

Tra il 23 giugno e il 29 luglio il rincaro ha interessato tutte le macroaree. Al Nord il prezzo medio è passato da 1,712 a 1,942 euro al litro, con un aumento di 23 centesimi, pari al 13,4%. Al Centro la media è cresciuta da 1,724 a 1,962 euro, con un rincaro di 23,8 centesimi e una variazione del 13,8%, la più elevata tra le tre aree. Nel Sud e nelle Isole, dove i prezzi rimangono più alti, la media è salita da 1,760 a 1,990 euro al litro, con un incremento di 23 centesimi, pari al 13,1%. Il divario territoriale resta quasi invariato: il Mezzogiorno continua, dunque, a essere l’area più cara, mentre il Centro registra la crescita percentuale più consistente.


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