Sono 5.579 le aziende che in Italia effettuano consegne dell’ultimo miglio: corrieri alle dipendenze dei grandi player del commercio online, ma anche trasportatori che accompagnano pacchi e pallet fino nei centri urbani. Negli ultimi 10 anni sono cresciuti del 31,7% sull’onda dell’impennata delle vendite online, ma non tutti sono rimasti nel mercato. In questo periodo il comparto ha presentato un turnover molto consistente con chiusure e aperture che si sono susseguite nel tentativo di ridisegnarne l’ossatura, messa a dura prova dalle inchieste della magistratura milanese (e non solo).
Un volume per capire la logistica dell’ultimo miglio
È questa l’immagine che emerge dal volume «MERCINCITTA’ – Come l’ultimo miglio sta cambiando il traffico urbano», realizzato dalla redazione di Uomini e Trasporti per la nuova collana 100 numeri. Il testo – che affronta anche i cambiamenti nelle città e ripercorre l’andamento dell’eCommerce – verrà presentato a Rimini nell’ambito della Fiera Ecomondo il prossimo 3 novembre. I dati – rilevati da Infocamere-Unioncamere appositamente per il volume – prendono in considerazione le aziende che in Italia effettuano trasporti espressi e servizi di corriere (iscritte nelle camere di commercio con il codice ateco 53.20.00).
Più della metà sono ancora imprese individuali
La maggior parte delle aziende in questo comparto, ovvero il 65,8%, sono imprese individuali, le stesse che in queste 10 anni sono cresciute del 51,6%. Ottimo incremento anche per le società di capitali che sono passate da 1.111 a 1.479 (26,5% del totale) con una crescita del 33,1%. In caduta libera, invece, le altre forme, tra cui società di persone, ma anche cooperative e consorzi. Quindi se da una parte si avverte un certo consolidamento con strutture aziendali più stabili, fondate sul capitale, dall’altro rimane intatto, anzi si rafforza, un segmento ancora importante di realtà piccole, fondate sulla singola persona o a conduzione familiare. Aziende, spesso schiacciate dal peso dell’evoluzione dei contratti e dei rapporti con la committenza, messi alla prova anche dall’ondata di inchieste della magistratura di cui un riflesso diretto è il dimezzamento delle forme cooperativistiche, spesso nel mirino delle indagini. Un elemento chiave per capire fino in fondo questo segmento è sicuramente il tasso di turnover, ovvero il rapporto tra imprese che chiudono e nuove iscrizioni: in questi 10 anni è passato dal 12% nel 2017 al 20,4% nel 2025. Sono cresciuti, quindi, i fallimenti, le chiusure e le dismissioni, compensate dall’avvio di nuove realtà, attratte da un mercato che continua a presentare margini di crescita interessanti.
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