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Gli eventi di UeT: il 17 novembre, in Parlamento, la presentazione di «Anche io volevo il camion»

Quasi dieci anni di storie di donne nella logistica raccolte in una sezione del sito di Uomini e Trasporti diventano un volume di numeri, testimonianze, analisi e soluzioni. Con un chiaro obiettivo: cambiare il trasporto

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Per quasi dieci anni abbiamo posto alle donne del trasporto una domanda: com’è cominciata? La rubrica «Anche io volevo il camion» è diventata così un luogo di incontro e di riconoscimento. E anche una sfida collettiva: portare le donne al 5% fra gli autisti e al 25% nell’intero settore. Ora quelle storie diventano il punto di partenza di un volume, che sarà presentato il 17 novembre a Roma, alla sala Matteotti della Camera dei Deputati (ore 10.30). Non è un catalogo di eccezioni: cerca di capire perché questa filiera resti difficile da immaginare al femminile e che cosa cambierebbe, per tutti, se smettesse di esserlo.

Secondo dati Istat 2023, le donne rappresentano il 21,8% degli occupati nel trasporto e magazzinaggio. Fra i conduttori di veicoli la quota scende al 2,6%. Le categorie sono più ampie dell’autotrasporto pesante, ma il divario è impressionante. Per raccogliere le interviste abbiamo rinunciato alla classica sequenza di domande e risposte. Ogni donna ha un ritratto, un aggettivo che la identifica e tre voci: la scintilla, ciò che l’ha avvicinata al trasporto; la barriera, quello che ha rischiato di fermarla; la speranza, ciò che vorrebbe cambiasse.

Le storie si incontrano per percorsi: giovani e veterane, figlie d’arte, autiste, imprenditrici, manager, tecniche. Silvia Cester individua l’ostacolo più quotidiano: «Posso dirlo? Andare in bagno. Trascorro intere giornate trattenendo la pipì, senza avere la possibilità di trovare un servizio». Martina Caramellino si è sentita chiedere se arrivasse ai pedali o portasse il curriculum del marito. Nazzarena Franco vede le donne diradarsi ai vertici. Tre situazioni, lo stesso divario fra talento e riconoscimento.

Il terzo capitolo affida ad altre competenze il compito di leggere quelle esperienze: alla storica Eloisa Betti, alla sociologa Barbara Poggio, all’economista Francesca Bettio e alle psicologhe e avvocate di DonneXStrada. Quando una famiglia deve assistere un figlio o un genitore non autosufficiente, il reddito a cui rinuncia è spesso quello più basso, in genere femminile. Se il sostegno pubblico arriva soprattutto sotto forma di contributo economico, senza adeguati servizi, resta alla famiglia il compito di organizzare la cura. E la soluzione diventa troppo spesso l’uscita di una donna dal lavoro. Così si disperdono professionalità e contributi, mentre servizi di cura accessibili come nel Nord Europa renderebbero più equilibrata la distribuzione dei carichi in famiglia e creerebbero nuovi posti di lavoro.

Di qui il quarto capitolo: quello delle cose da fare. Ci sono imprese che assumono prima ancora che una candidata abbia la patente e la formano; altre che cercano future autiste tra le persone già occupate in magazzino; nidi aziendali aperti anche al territorio; turni più prevedibili; parcheggi sicuri con servizi dignitosi. È questo il punto. Chiedersi se un parcheggio sia sicuro per un’autista significa domandarsi perché non debba esserlo anche per un autista. Rendere compatibili turni e figli aiuta le madri, ma anche i padri. Accogliere le donne non richiede un se ttore più indulgente: richiede un settore migliore.

Dopo aver raccontato per anni le donne che volevano il camion, è arrivato il momento di chiedere al trasporto quanto voglia davvero aprire loro la strada.

COME ACQUISTARE IL VOLUME «Anche io volevo il camion»

Il volume potrà essere richiesto alla redazione di Uomini e Trasporti (redazione@uominietrasporti it) oppure acquistato nella sezione «Abbonamento» su www.uominietrasporti.it. Il prezzo di copertina è di 28 euro (30 euro con spese di spedizioni incluse).