Una mobilitazione che attraversa cinque continenti, coinvolge 113 porti e mette insieme oltre 25 organizzazioni sindacali di 22 Paesi. È quella organizzata per oggi, venerdì 30 ottobre, dai lavoratori portuali contro il trasporto di armamenti e l’utilizzo delle infrastrutture logistiche per scopi militari. Un’iniziativa di dimensioni internazionali che comprende alcuni dei principali snodi commerciali del pianeta e che, proprio per questo, potrebbe avere ripercussioni anche sulla movimentazione delle merci.
Dall’Europa all’Asia, dall’Africa alle Americhe, la protesta interessa scali strategici come Amburgo, Le Havre, Valencia, il Pireo, Tangeri e Mumbai. In Italia sono nove i porti indicati dagli organizzatori: Genova, Livorno, Trieste, Ravenna, Ancona, Civitavecchia, Marina di Carrara, Bari e Gioia Tauro.
Attenzione, però, ai numeri: 113 sono gli scali coinvolti nella mobilitazione, non quelli destinati necessariamente a fermarsi. Le iniziative comprendono scioperi di 24 ore, astensioni più brevi, manifestazioni e presìdi. L’effettiva partecipazione dei lavoratori e l’impatto sulle operazioni portuali saranno verificabili soltanto nel corso della giornata.
Dalle banchine ai camion: dove possono nascere i disagi
Per il trasporto merci, le conseguenze dipenderanno soprattutto dall’adesione dei lavoratori nei singoli terminal e dalla possibile interferenza delle manifestazioni con gli accessi portuali.
Uno stop alle operazioni di carico e scarico può determinare ritardi nella consegna e nel ritiro dei container, nella gestione delle unità di trasporto intermodali e nelle operazioni di imbarco dei semirimorchi. Eventuali presìdi ai varchi potrebbero aggiungere difficoltà alla circolazione dei camion, con ricadute sulla programmazione dei viaggi.
In Italia l’attenzione si concentra in particolare su Genova e Livorno.
A Genova, dove nei giorni scorsi alcuni rappresentanti dei portuali hanno annunciato l’intenzione di bloccare le attività, la mobilitazione prevede un concentramento alle 9.30 presso il varco Albertazzi. Secondo quanto riferito da Reuters alla vigilia, tuttavia, l’impatto previsto sulle attività dello scalo sarebbe contenuto.
A Livorno, invece, USB e Gruppo autonomo portuali hanno confermato la mobilitazione in tutti i terminal e nelle imprese portuali, con presìdi annunciati fin dalle 6 nelle aree di accesso, tra cui il varco Zara e la zona di Ponte Genova. È prevista anche una manifestazione cittadina dalle 9.
A Trieste l’appuntamento è fissato alle 9 al Varco 4 del Punto Franco Nuovo, mentre a Ravenna le manifestazioni interesseranno anche l’area della Darsena.
Non risultano ancora disponibili dati consolidati sulle adesioni né un bilancio effettivo di camion fermi, navi in attesa o movimentazioni cancellate.
Lo sciopero, la precettazione e la decisione dell’USB
La mobilitazione internazionale si intreccia in Italia con lo sciopero generale proclamato dall’Unione Sindacale di Base per il 30 ottobre.
Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, attraverso l’ordinanza di precettazione n. 204 T del 27 ottobre, ha disposto il differimento dello sciopero generale nei settori dei trasporti soggetti alla franchigia prevista in occasione della commemorazione dei defunti. Tra questi figurano anche il trasporto marittimo, quello ferroviario, aereo e pubblico locale.
USB ha contestato il provvedimento, ritenendolo illegittimo, e ha annunciato di voler confermare la mobilitazione, pur riconoscendo il rischio di sanzioni per i lavoratori.
Per i porti esiste inoltre una proclamazione specifica di sciopero nazionale di 24 ore, presentata da USB Lavoro Privato il 16 ottobre e tuttora riportata nel calendario ufficiale del MIT. Resta da chiarire l’esatta applicazione della precettazione a questa distinta iniziativa.
Non soltanto armi: anche salari, sicurezza e automazione
La protesta è stata preparata dalla rete internazionale Ports in Action, nata dal coordinamento tra organizzazioni sindacali di diversi Paesi, tra cui Francia, Italia, Grecia, Turchia, Marocco e India.
La richiesta principale è impedire che i porti commerciali diventino punti di transito per le forniture militari destinate alle aree di conflitto. Ma la piattaforma sindacale comprende anche altre rivendicazioni: miglioramento dei salari, sicurezza sul lavoro, tutela dell’occupazione e attenzione alle conseguenze dell’automazione delle attività portuali.
Gli organizzatori sottolineano che i porti rappresentati dalle organizzazioni promotrici movimentano una quota significativa dei container del Mediterraneo, stimata intorno al 40%. Un dato che fotografa il peso logistico degli scali interessati, ma che non deve essere confuso con una previsione di merci effettivamente bloccate.
Ed è questa, per le imprese di trasporto e logistica, la questione più immediata: capire quanto la protesta riuscirà a incidere sulle operazioni portuali e sui collegamenti terrestri.
Le dimensioni della mobilitazione sono già note. Il suo peso effettivo sui traffici merci, invece, dipenderà da ciò che accadrà oggi sulle banchine e ai varchi.


