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19 marzo, giornata mondiale del sonno. L’importanza di dormire bene

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Istituita nel 2008 dalla World Association of Sleep Medicine (Wasm), la giornata mondiale del sonno punta alla sensibilizzazione sull’importanza del dormire bene. Il sonno, infatti, è una delle componenti più importanti della nostra esistenza, tant’è che un terzo circa della nostra vita lo trascorriamo dormendo.

Per iniziare, diamo una definizione di sonno

Il sonno è uno stato di quiete, di riposo psico-fisico, accompagnato da sensibili modifiche a livello corporeo (per esempio, diminuzione del metabolismo, della frequenza del polso e del respiro, della pressione arteriosa, ecc.) che sono di fondamentale importanza per il nostro organismo. Possiamo, quindi, capire che anche quando dormiamo il nostro cervello è in piena attività, in quanto svolge delle funzioni che sono fondamentali per la protezione cardiovascolare, per il nostro sistema immunologico e per la conservazione delle funzioni cognitive (come, per esempio, consolidare la memoria).

Come funziona il sonno?

Il sonno è composto da due fasi: una detta non-REM (NREM) composta da 4 stadi, e una REM. Vediamole in breve.
La fase non-REM comincia con l’addormentamento (stadio 1), prosegue con una fase di sonno leggero (stadio 2), segue poi una prima fase di sonno profondo (stadio 3) e termina con una seconda fase di sonno profondo, in cui l’organismo si rigenera, ripristinando le riserve metaboliche (stadio 4). La durata di ciascuno stadio varia da persona a persona, a seconda sia di fattori individuali (come possono essere lo stress e l’alimentazione), che ambientali.
Dopo circa 90 minuti subentra la fase REM, che ha una durata di una quindicina di minuti. Una tra le sue funzioni più importanti è quella di un “reset” delle informazioni irrilevanti che abbiamo accumulato durante la giornata: cancellandole, infatti, permette di preparare il cervello all’arrivo di quelle nuove. Non solo, in questa fase avviene anche una ricodifica delle informazioni: confrontando quelle attuali con quelle presenti nella memoria a lungo termine permette così di creare nuovi significati e di ricollocare gli eventi. Ecco perché, a volte, facciamo dei sogni vividi e strani.

«In sintesi, possiamo dire che la fase non-REM ha lo scopo di ristorare l’organismo, accumulando energie, mentre la fase REM ha lo scopo di rielaborare, conservare e scartare le informazioni accumulate durante la giornata»

Che cosa significa “faccio fatica a dormire?”

Ora che sappiamo come funzionano la fase non-REM e la fase REM possiamo capire che quando diciamo “faccio fatica a dormire” siamo un po’ generici. Infatti, “la fatica a dormire” può riguardare uno degli stadi della fase non-REM o la fase REM. I disturbi del sonno più comuni sono:

Insonnia | È una patologia in cui la persona che ne soffre, non riuscendo a dormire un numero sufficiente di ore, non solo non trova ristoro nel sonno, ma anche non riesce a garantire una funzionalità lavorativa e sociale. Nell’insonnia, la percentuale di sonno dello stadio 4 (sonno più profondo) e del sonno REM risulta minore rispetto a quella degli stadi 1 e 2 (addormentamento e sonno leggero).
L’insonnia può essere caratterizzata da difficoltà nell’addormentamento (insonnia iniziale), ma anche ripetuti risvegli notturni con una difficoltà a riaddormentarsi (insonnia intermedia), oppure un risveglio precoce, seguito dall’impossibilità di riprendere sonno (insonnia terminale).
L’insonnia può avere diverse cause come l’uso di alcune tipologie di farmaci, cattive abitudini alimentari, ritmi di vita sregolati, fattori ambientali (rumori, presenza eccessiva di luce, materasso non comodo), disturbi fisici, disturbi psichici (ansia, depressione, periodo di forte stress), sindrome delle apnee notturne (OSAS).

Parasonnie | Sono disturbi del sonno caratterizzati da comportamenti anomali (sonnambulismo, sindrome delle gambe senza riposo) o eventi fisiologici indesiderati (incubi, allucinazioni ipnagogiche) che possono avvenire durante l’addormentamento, mentre si dorme o prima del risveglio. Anche in questo caso, sono differenti a seconda se riguardano la fase non-REM e REM.
Quelle tipiche del sonno non-REM sono il sonnambulismo, i risvegli confusionali, il pavor nocturnus (terrori notturni). Durante la transizione sonno-veglia è possibile invece avere: contrazioni muscolari involontarie, movimenti ritmici del sonno, crampi notturni, allucinazioni e sonniloquio (cioè parlare durante il sonno).
Nella fase REM invece possono manifestarsi incubi e paralisi notturna. Le cause possono essere diverse: apnee notturne ostruttive, asma, rumori esterni, luci, vescica piena, pasto serale pesante, reflusso gastroesofageo, febbre.

Ipersonnia | È un’eccessiva sonnolenza diurna. Questa comporta degli attacchi di sonno incontrollabili, una difficoltà a raggiungere un risveglio completo, una ridotta performance cognitiva (difficoltà di concentrazione e poca lucidità mentale) e motoria (sensazione di fatica fisica), oltre a cefalee e, anche, astenia (cioè poco piacere e voglia a intraprendere un’attività). Anche qui, le cause possono essere diverse e da non sottovalutare; tra queste, l’uso di particolari farmaci, OSAS, problemi legati all’alimentazione, problemi psichici (ansia e depressione).

«L’eccessiva sonnolenza diurna (EDS) alla guida è causa e/o concausa del 22% circa degli incidenti stradali (IS)»
Sergio Garbarino, neurologo e professore di Neuroscienze dell’Università di Genova

I problemi del sonno sono molto comuni

Circa un quarto della popolazione sopra i 40 anni ha una qualità del sonno inadeguata e, come abbiamo detto, dormire male compromette il nostro funzionamento globale (non solo personale ma anche lavorativo e relazionale). Motivo per cui, qualora si cominciasse ad accusare dei problemi a dormire, è importante non sottovalutarli e rivolgersi a uno specialista (medico di base, neurologo, psicologo).

Curiosità

Calo dell’attenzione, difficoltà a mantenere l’equilibrio e a muoversi, compromissione all’abilità di guida e delle capacità decisionali. Leggendo questa descrizione ci si potrebbe figurare di trovarsi di fronte a una persona che ha bevuto qualche bicchiere di troppo… E invece no! Questa è una persona che, invece, non ha dormito per diverse ore. Per esempio, restare svegli per 17 ore filate causa al fisico dei disagi simili a quelli di ha un tasso alcolemico di 0,05 %, mentre è dello 0,1% se si resta svegli per 24 ore.
Questo sottolinea quanto sia importante mantenere un sonno quanto più regolare possibile. Tant’è che lo slogan per la Giornata Mondiale dedicata al Sonno quest’anno è proprio «Sonno regolare, futuro Sano».

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