È morto a 83 anni Giorgio Bartolini, l’imprenditore che ha contribuito a costruire il mercato moderno del corriere espresso in Italia. Con la sua visione organizzativa trasformò un’azienda familiare in una rete nazionale capace di servire distretti industriali, Pmi e grande distribuzione, anticipando di decenni la centralità strategica della logistica nell’economia del Paese. Il marchio dei camion rossi, diventato negli anni uno dei simboli più riconoscibili del trasporto merci italiano, oggi è diventata – seppure con l’insegna BRT, realtà che orbita nella galassia La Poste – una realtà da circa 2 miliardi di fatturato, 26 mila addetti e 220 milioni di spedizioni l’anno.
Originario dell’Emilia-Romagna, erede di un’attività familiare nata nel 1928, Bartolini seppe trasformare un’impresa locale in un protagonista nazionale del corriere espresso. La svolta arrivò tra gli anni Settanta e Ottanta, quando intuì che l’Italia manifatturiera aveva bisogno di qualcosa di diverso rispetto al tradizionale autotrasporto: consegne rapide, tracciabili, con tempi certi e una rete capillare costruita attraverso filiali e concessionari radicati nei territori.
Fu questa la sua innovazione più potente. In un Paese frammentato, fatto di distretti industriali e piccole e medie imprese, Bartolini costruì una struttura “federale”, capace di combinare forza del marchio e presidio locale. La livrea rossa dei camion divenne in pochi anni un segno distintivo lungo le autostrade italiane.
Il modello dei camion rossi

Non solo mezzi, ma hub, smistamenti notturni, organizzazione informatica – quando la digitalizzazione era ancora agli inizi – e un’attenzione rigorosa alla rete commerciale.
Bartolini comprese prima di molti altri che il valore non stava solo nel viaggio, ma nel sistema: standardizzazione dei processi, controllo della filiera, capillarità territoriale. Portò il modello del corriere espresso a dialogare direttamente con l’industria e il commercio, accompagnando l’espansione dei distretti produttivi italiani sui mercati europei.
Per anni, quel rosso acceso è stato molto più di un colore aziendale: era la firma visiva di un nuovo modo di intendere la logistica.
Dalla dimensione familiare al gruppo internazionale
Il mercato è poi cambiato: globalizzazione, concentrazioni internazionali, esplosione dell’e-commerce. In questo nuovo scenario, Bartolini accompagnò l’azienda in un percorso di integrazione internazionale.
Oggi quella realtà si chiama BRT ed è parte del gruppo francese La Poste, attraverso Geopost.
I numeri raccontano la dimensione dell’eredità: circa 2 miliardi di euro di fatturato, 26 mila addetti, 220 milioni di pacchi consegnati ogni anno. BRT è il terzo operatore italiano del settore, uno snodo essenziale nella distribuzione B2B e B2C e nella filiera dell’e-commerce.

Un capitalismo sobrio, radicato nei territori
Al di là dei bilanci, resta il tratto personale dell’imprenditore. Bartolini apparteneva a quella generazione cresciuta con l’idea che l’azienda fosse prima di tutto responsabilità: verso i dipendenti, verso i territori, verso il sistema produttivo.
Sobrio nei modi, concreto nelle scelte, lontano dai riflettori, ha incarnato un capitalismo territoriale che ha fatto grande l’Italia del dopoguerra.
Il rosso dei suoi camion, che per decenni ha attraversato le arterie del Paese, resta una delle immagini più riconoscibili del trasporto merci nazionale.
Ai figli Marco e Giorgia, che ne raccolgono l’eredità umana e imprenditoriale, il cordoglio di un settore che a Giorgio Bartolini deve molto più di un marchio: deve un modello.


