Per mesi, il tema del lavoro irregolare nella logistica ha avuto un indirizzo preciso: Milano. Le inchieste si sono susseguite, i nomi delle aziende coinvolte sono finiti sui giornali e in molti hanno pensato che si trattasse di un problema concentrato nel Nord. Anzi, qualcuno ha anche sollevato perplessità rispetto al fatto che fenomeni illegali fuori dalla competenza della Procura milanese sfuggivano alla giustizia. E invece no.
La Guardia di Finanza di Roma, in collaborazione con l’INPS, ha appena concluso un’operazione su una società di distribuzione e logistica nell’area di Fiumicino che ha portato alla luce oltre 600 lavoratori impiegati in modo irregolare. Un numero che, da solo, dice molto sulla scala del fenomeno e su quanto sia diffuso lungo tutta la filiera, indipendentemente dalla geografia.
Il meccanismo sotto la lente
Il nodo centrale dell’inchiesta riguarda l’uso distorto dei contratti di collaborazione. Sulla carta, collaboratori autonomi. Nella realtà: orari imposti, direttive operative stringenti, e – elemento che ha pesato molto nelle valutazioni degli inquirenti – monitoraggio continuo tramite GPS. Un sistema di controllo che, per i giudici del lavoro, è uno degli indicatori più chiari di subordinazione di fatto.
È un pattern che le aziende del settore conoscono bene, spesso replicato lungo la catena degli appalti e dei subappalti. E che, come dimostra questo caso, è ormai nel radar delle autorità anche al di fuori dei contesti già sotto osservazione.
Il conto finale: oltre 4 milioni di euro tra contributi evasi, sanzioni e interessi. Più la segnalazione del rappresentante legale all’Ispettorato Nazionale del Lavoro e la regolarizzazione obbligatoria di tutti i rapporti coinvolti.
Cosa significa per chi opera nel settore
L’operazione di Fiumicino non è un caso isolato: è un segnale che i controlli si stanno estendendo, per intensità e copertura territoriale. Per le aziende della logistica — che per natura del business fanno largo uso di contratti flessibili, gestiscono forza lavoro frammentata e operano spesso attraverso reti di fornitori — il tema della corretta classificazione dei rapporti di lavoro è diventato una priorità che non si può più rimandare.
La domanda da porsi non è «siamo nel mirino?», ma «siamo in regola?».


