Il mercato dei veicoli industriali stando ai dati UNRAE chiude aprile 2026 con una lieve flessione dell’1,5%: 2.310 unità immatricolate contro le 2.345 dello stesso mese del 2025, anche se il segmento dei trattori stradali — il veicolo simbolo dell’autotrasporto di lungo raggio — segna ad aprile un robusto +14,8%, con 1.209 unità immatricolate contro le 1.053 dell’anno precedente, mentre i carri registrano una lieve contrazione dell’1,6%, mentre i medi (da 6,01 a 15,99 tonnellate) calano del 3,7%.
Nel cumulato dei primi quattro mesi dell’anno il bilancio resta comunque positivo: 9.841 immatricolazioni nel primo quadrimestre, con un incremento del 4,1% rispetto alle 9.450 dello stesso periodo del 2025.

La posizione più dura: fuori gli Euro 5 dai rimborsi accise
È però su un altro fronte che UNRAE alza davvero il livello dello scontro. L’associazione chiede che eventuali futuri interventi di sostegno sul carburante – sul modello del taglio delle accise introdotto nel marzo 2026 tramite decreto e proprio ieri convertito in legge – vengano riservati esclusivamente ai veicoli Euro VI o ad alimentazione alternativa, escludendo gli Euro 5.
La logica è semplice ma destinata a dividere il settore: oggi anche gli Euro 5 beneficiano del rimborso delle accise sul gasolio commerciale. Continuare a riconoscere questo vantaggio, secondo UNRAE, significa prolungare artificialmente la vita dei mezzi più inquinanti e rallentare il rinnovo del parco. «Per non indebolire il percorso di svecchiamento del parco», scrive l’associazione nel comunicato, gli incentivi devono premiare chi ha già investito nelle tecnologie più pulite.
«Sostenere l’acquisto dei veicoli è necessario, ma non sufficiente: per accompagnare davvero la transizione occorrono interventi mirati anche sui costi operativi che gravano sulle imprese di autotrasporto», aggiunge Dattoli, citando energia, pedaggi e infrastrutture come «leve decisive per la competitività».
Il nodo Eurovignette
E proprio a proposito di pedaggi UNRAE lancia una stoccata all’Italia sul fronte europeo. Il Paese è infatti in ritardo nel recepimento della Direttiva Eurovignette, che consentirebbe di modulare i pedaggi autostradali in base alle emissioni dei veicoli. Tradotto: chi utilizza veicoli poco o per nulla inquinanti dovrebbe essere privilegiato al momento del pedaggio, assecondando appunto quel principio europeo che vuole che «chi inquina paga». Un incentivo di mercato vero, senza bisogno di nuovi sussidi pubblici.
Secondo Dattoli, il ritardo italiano «priva il settore di un incentivo concreto» proprio nel momento in cui il rinnovo delle flotte sta iniziando a dare segnali di accelerazione.


