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Container vuoti nei porti europei, container che mancano in Asia: il paradosso logistico dello Stretto di Hormuz

La crisi nel Golfo Persico ha capovolto i flussi di equipment marittimo. I terminal del Nord Europa traboccano di container vuoti da ritirare, mentre in Asia iniziano a scarseggiare. Per l’autotrasporto: code, ritardi e tariffe in salita

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Quando si parla degli effetti della crisi dello Stretto di Hormuz sulla logistica, il pensiero corre subito al prezzo del gasolio o ai noli marittimi. C’è però un effetto collaterale meno raccontato, ma altrettanto concreto per chi vive di autotrasporto: i container vuoti si accumulano nei porti europei mentre in Asia, dove servirebbero per caricare merci dirette verso l’Europa, iniziano a mancare.

Il meccanismo è semplice. Le navi che evitano l’area e circumnavigano l’Africa allungano i viaggi di 10-14 giorni per tratta. Di conseguenza, i contenitori impiegano molto più tempo a tornare in Asia dopo lo scarico nei porti europei. Nel frattempo, migliaia di box restano fermi nei terminal di Rotterdam, Anversa e Amburgo, che fanno sempre più fatica a smaltirli. Maersk ha già invitato i clienti europei a ritirare rapidamente i container scaricati per evitare il rischio di congestione operativa negli scali.

Per gli autotrasportatori che lavorano nel portuale, tutto questo si traduce in problemi molto concreti: code ai terminal, slot di ritiro sempre più difficili da ottenere e una pressione crescente sulle tariffe del trasporto tra porto e hub logistici inland.

A complicare ulteriormente il quadro c’è anche il cargo aereo. Diversi vettori hanno ridotto o sospeso i voli sull’asse Asia-Europa a causa delle limitazioni negli spazi aerei mediorientali. Una parte delle merci si sta così riversando sul trasporto marittimo e, inevitabilmente, anche sulla gomma nell’ultimo miglio.

La soluzione – il ritorno stabile delle navi sulle rotte via Suez – resta legata all’evoluzione della crisi geopolitica. Nel frattempo, i terminal europei chiedono collaborazione agli operatori, mentre l’autotrasporto si trova ancora una volta a pagare il conto di una crisi nata lontano, ma arrivata puntualmente fino ai piazzali dei porti europei.

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