Mentre Girteka annuncia l’arrivo dei primi autisti brasiliani e almeno altre 16 aziende europee si organizzano per reclutare oltre 2.000 conducenti dal Sud America, Bruxelles ha già iniziato a costruire il quadro normativo che renderà tutto questo più semplice. Al centro c’è la Direttiva UE 2025/2205 e un nuovo strumento destinato a cambiare le regole del gioco per l’autotrasporto europeo: il Codice 72.
Dal Codice 70 al Codice 72: cosa cambia
Oggi, quando un autista proveniente da un Paese extra-UE converte la propria patente in Europa, ottiene un documento con il Codice 70, che certifica l’avvenuta conversione. Il problema è che questo codice vincola spesso il conducente allo Stato membro che ha effettuato la conversione: se l’autista si trasferisce in un altro Paese dell’Unione, può essere costretto a ripetere esami teorici o pratici.
Il Codice 72 funziona in modo radicalmente diverso: certifica l’equivalenza della patente straniera agli standard europei, consentendo al conducente di operare liberamente in tutti gli Stati membri senza ulteriori adempimenti. Un autista brasiliano assunto da Girteka in Lituania potrà caricare merci a Barcellona, consegnare a Milano e tornare ad Amburgo senza che la sua patente rappresenti un ostacolo burocratico.
Il nodo CQC: da 8-10 mesi a 3-4
Il secondo fronte su cui interviene la riforma riguarda la Carta di Qualificazione del Conducente (CQC), obbligatoria per chi guida professionalmente veicoli commerciali in Europa. Oggi un autista extra-UE che vuole ottenerla si trova spesso intrappolato in un paradosso burocratico: per accedere ai corsi di qualificazione deve già essere residente nel Paese ospitante, ma per ottenere la residenza deve avere un contratto di lavoro. E il datore di lavoro, a sua volta, non può assumerlo senza la CQC. Il risultato è un’attesa che può arrivare a 8-10 mesi.
La riforma punta a eliminare questo collo di bottiglia consentendo di svolgere la formazione in parallelo alle pratiche d’ingresso, con l’obiettivo di ridurre i tempi complessivi a 3-4 mesi. Per le imprese di trasporto significa minore esposizione finanziaria nella fase di attesa e meno periodi di inattività del personale reclutato.
La Direttiva introduce inoltre la possibilità di sostenere gli esami di qualificazione in otto lingue straniere, tra cui ucraino, turco, polacco e romeno. Una misura che amplia l’accesso a una platea molto più vasta di candidati.
L’EU Talent Pool: il database europeo degli autisti
Accanto al Codice 72, la Commissione europea sta costruendo l’EU Talent Pool, una piattaforma centralizzata che metterà in contatto le imprese europee di trasporto con conducenti qualificati provenienti da Paesi terzi. Il progetto dovrebbe diventare operativo tra il 2026 e il 2027, in parallelo con i primi accordi bilaterali armonizzati tra l’UE e i Paesi d’origine dei conducenti.
La tabella di marcia
Il percorso verso il pieno riconoscimento del Codice 72 sarà graduale. Gli Stati membri avranno tempo fino a novembre 2029 per adeguare i propri sistemi di motorizzazione e le banche dati nazionali. Da quel momento, il riconoscimento sarà obbligatorio in tutta l’Unione europea.
Nel frattempo, chi si muove per primo – come sta facendo la Lituania – potrà accumulare un vantaggio competitivo nell’accesso ai bacini di manodopera più promettenti.
Il segnale politico, però, è già evidente: l’Europa ha smesso di ignorare la carenza di autisti e ha deciso di affrontarla con strumenti normativi strutturali. La strada resta lunga, ma il cantiere ormai è aperto.


