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Hormuz verso la riapertura: cosa accadrà nei prossimi giorni e perché il petrolio è già crollato

Effetto immediato dell’accordo annunciato durante la notte e che verrà formalizzato il 19 giugno a Ginevra è il ribasso del prezzo del petrolio, uno dei più consistenti degli ultimi mesi. In diminuzione anche il costo del gas naturale, mentre per i passaggi delle navi attraverso le Stretto occorre procedere con prudenza. Secondo il Financial Time nelle prossime settimane si dovrebbe procedere alla rimozione degli ostacoli

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Dopo l’accordo preliminare raggiunto tra Stati Uniti e Iran, annunciato nella notte, la cui firma formale è prevista a Ginevra il 19 giugno, lo Stretto di Hormuz si prepara a tornare operativo dopo oltre tre mesi di tensioni che hanno sconvolto il commercio energetico mondiale. L’intesa prevede infatti la riapertura del principale corridoio energetico del pianeta e la cessazione delle ostilità che avevano portato al blocco del traffico marittimo nel Golfo Persico. Ma il ritorno alla normalità non sarà immediato. Invece, la reazione dei mercati è stata veloce: Il petrolio ha registrato uno dei ribassi più consistenti degli ultimi mesi. Il Brent, riferimento per il mercato europeo, è sceso di oltre il 5%, attestandosi intorno a 83 dollari al barile, mentre il WTI americano ha perso oltre il 5%, scendendo poco sopra gli 80 dollari. Si tratta dei livelli più bassi degli ultimi tre mesi.

Riapertura graduale

Secondo quanto riportato da Financial Time, nei prossimi giorni il primo passo dovrebbe essere la graduale riapertura della navigazione commerciale. Secondo le informazioni emerse dai negoziati, Teheran dovrebbe avviare la rimozione degli ostacoli e delle misure di interdizione introdotte durante il conflitto, mentre Washington porrà fine al blocco navale imposto ai porti iraniani. Contestualmente, diversi Paesi occidentali stanno valutando missioni navali di monitoraggio per garantire la sicurezza del traffico marittimo nella fase di transizione. Armatori, compagnie petrolifere e assicuratori attendono infatti di verificare la reale tenuta del cessate il fuoco prima di ripristinare completamente le rotte sospese nei mesi scorsi. Molte navi continuano a operare con protocolli di sicurezza straordinari e gli analisti ritengono che il recupero dei volumi precedenti alla crisi potrebbe richiedere settimane o addirittura mesi. A preoccupare gli operatori resta soprattutto la fragilità dell’intesa. L’accordo prevede infatti una finestra di cessate il fuoco di 60 giornidurante la quale dovranno essere affrontati i dossier più delicati, a partire dal programma nucleare iraniano e dall’eventuale allentamento delle sanzioni internazionali. Proprio questi temi potrebbero determinare il successo o il fallimento del processo diplomatico.

Mercati prudenti

Se il cessate il fuoco reggerà e il traffico marittimo tornerà progressivamente ai livelli normali, potrebbero ridursi i costi energeticii premi assicurativi applicati alle navi e, a cascata, le spese sostenute dagli operatori della filiera. Ma la prudenza resta d’obbligo: dopo mesi di crisi, il mercato vuole prove concrete che Hormuz sia tornato davvero a essere il corridoio sicuro da cui dipende una parte fondamentale dell’economia mondiale. Gli investitori stanno infatti scontando il venir meno del cosiddetto “premio di rischio geopolitico“, cioè quel sovrapprezzo che si era accumulato durante il conflitto per il timore di interruzioni prolungate delle forniture energetiche. Con la prospettiva di una riapertura di Hormuz e di una ripresa delle esportazioni iraniane, il mercato si aspetta un aumento dell’offerta globale di greggio e quindi una riduzione delle tensioni sui prezzi. In calo anche il prezzo del gas naturale, altro indicatore particolarmente sensibile agli sviluppi nello Stretto di Hormuz. 

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