Il Pnrr spinge le Smart Road e il mercato del digitale applicato alle infrastrutture. Secondo la prima analisi dell’Osservatorio Digital & Smart Infrastructures del Polimi, guidato da Damiano Frosi e Giulio Salvadori, presentata oggi a Milano, la spesa in tecnologie digitali intelligenti nel 2025 è aumentata del 16% con una spesa complessiva di 1,36 miliardi. Una crescita, in linea con i principali Paesi occidentali, dovuta principalmente allo sviluppo dei progetti legati al PNRR, accelerati in vista della scadenza imminente del Piano, all’allocazione dei fondi del programma “Connecting Europe Facility” e agli investimenti dei gestori, pubblici e privati.
Smart Road al terzo posto dopo energia e ferrovie
Tra i settori trainanti, quello delle Smart Energy Infrastructure (460 milioni di euro, +21%), grazie alla crescente digitalizzazione delle reti elettriche e idriche, all’automazione di dighe e acquedotti e ai sistemi di monitoraggio predittivo dei gasdotti. Poi il settore delle Smart Railway (320 milioni di euro, +12%), sostenuto dagli investimenti di RFI in tecnologie di segnalamento digitale, manutenzione predittiva e sensoristica IoT, e delle Smart Road (240 milioni di euro, +17%), spinte dai progetti PNRR e dallo sviluppo delle comunicazioni Vehicle-to-Everything, che permettono ai veicoli di comunicare in tempo reale con infrastrutture stradali, altri veicoli, pedoni e reti digitali, creando un ecosistema di mobilità connessa e intelligente. Ma è significativo anche lo sviluppo delle tecnologie di Smart Bridge & Tunnel (175 milioni di euro, +13%), Smart Airport (75 milioni di euro, +10%), Smart Port (50 milioni di euro +12%) e Smart Logistic Hub (40 milioni di euro +14%).

Cambio di paradigma: da asset fisico a piattaforma digitale
“Il settore delle grandi opere si trova davanti a un cambio di paradigma senza precedenti – spiega Damiano Frosi, Direttore dell’Osservatorio Digital & Smart Infrastructures – L’infrastruttura, da sempre un asset fisico e statico, si sta trasformando in una piattaforma digitale, dinamica e interconnessa. Se in passato il valore di un’opera si misurava principalmente sulla sua dimensione e solidità strutturale, oggi la nuova frontiera competitiva si gioca sulla capacità di renderla intelligente attraverso software e dati”.
“In questa transizione, i gestori devono riscrivere le proprie strategie industriali, posizionando la connettività avanzata, l’Intelligenza Artificiale e la cybersecurity non più come semplici componenti accessorie, ma come il vero motore degli investimenti di domani – spiega Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Digital & Smart Infrastructures -. Il grande compito dei gestori è accelerare la digitalizzazione degli asset fisici, sostenere la transizione energetica verso i target di decarbonizzazione e reagire alla ridefinizione profonda delle regole competitive e normative”.
La mappatura delle smart road
L’Osservatorio, che rappresenta uno degli oltre 50 differenti filoni di ricerca degli Osservatori Digital Innovation della Polimi School of Management, ha analizzato 176 progetti Smart Road a livello internazionale, classificandoli in base a maturità strategica e tecnologica. I risultati evidenziano tre stadi progressivi attraverso cui le iniziative evolvono, passando da un approccio focalizzato sulla tecnologia infrastrutturale a una gestione basata sui dati e, infine, a un ecosistema integrato di servizi digitali. L’evoluzione verso il terzo stadio di maturità è vincolata tecnicamente dalla capacità di dialogo tra gli asset infrastrutturali: senza una connettività evoluta, con un’integrazione totale V2X, non può esserci una reale orchestrazione della mobilità.

Tra i progetti più avanzati in Italia figura la A4 (Milano–Bergamo) con la quarta corsia dinamica gestita da algoritmi predittivi, capace di ridurre fino a 1,5 tonnellate di emissioni di CO2 equivalenti per ogni ora di attivazione, ottimizzando la fluidità veicolare senza necessità di nuovo consumo di suolo; la digitalizzazione della dorsale E45-E55 con sistemi di comunicazione V2X per il monitoraggio del traffico e la gestione delle emergenze; l’A2 (Autostrada del Mediterraneo) con oltre 800 postazioni tecnologiche alimentate da fonti rinnovabili che abilitano servizi di assistenza alla guida connessa, fornendo agli utenti informazioni in tempo reale su cantieri e sicurezza; e la SS51 di Alemagna, primo esempio italiano di Smart Road montana, dotata di un sistema che integra la gestione dei flussi turistici con un monitoraggio meteo-ambientale avanzato. Progetti significativi interessano anche il Grande Raccordo Anulare di Roma e la Tangenziale di Napoli.
I modelli di manutenzione predittiva
Inoltre, l’Osservatorio ha sviluppato un modello di stima dei benefici di sistemi SHM applicato a un ponte a larga campata (oltre 20 mt), con ciclo di vita superiore ai 50 anni, annesso a un tratto stradale soggetto a traffico pesante, la cui chiusura potrebbe generare costi rilevanti per gli utenti, con un costo complessivo stimato tra 150.000 e 335.000 euro inclusivo di investimento iniziale e gestione operativa. Grazie ai sistemi SHM è possibile ridurre fino al 30% i costi diretti di manutenzione, con un risparmio da 200.000 euro a 140.000 euro; fino al 45% i costi per gli utenti legati a chiusure e deviazioni (da 1.000.000 a 550.000 euro); fino al 40% i costi di rischio residuo per gli eventi critici che potrebbero verificarsi nonostante l’introduzione di sistemi di monitoraggio (da 225.000 euro vs 135.000 euro). Complessivamente, la gestione data-driven dell’infrastruttura consente di ottenere risparmi di lungo periodo superiori al 20% lungo l’intero ciclo di vita dell’opera.


