Quanto sappiamo davvero di come dorme e recupera chi trascorre le proprie giornate alla guida di un camion? Ora si comincia a misurarlo.
Sono stati distribuiti i primi dispositivi indossabili del progetto «Sonno, benessere e sicurezza in cabina», la ricerca promossa dal Gruppo Federtrasporti con la supervisione scientifica del professor Sergio Garbarino dell’Università di Genova e del professor Ugo Faraguna dell’Università di Pisa, con il patrocinio Inail e con il sostegno di Scania Italia e di Michelin Connected Fleet.

Gli autisti coinvolti indosseranno per sette giorni consecutivi gli actigrafi Sleepacta. Non sono semplicemente «orologi»: consentono di ricostruire in maniera oggettiva durata e qualità del sonno, risvegli, frammentazione e regolarità del riposo, insieme ad altri parametri utili a comprendere le condizioni di recupero del conducente.
E questa è soltanto una parte del lavoro. I dati saranno messi in relazione con questionari sulle abitudini e gli stili di vita con l’analisi dell’attività lavorativa ricavata dal tachigrafo: ore di guida, altre attività, interruzioni, riposo giornaliero, chilometri percorsi, orari di inizio e fine della giornata.
L’obiettivo finale è coinvolgere 350 conducenti di veicoli pesanti, appartenenti a circa 15 realtà del trasporto e impegnati in attività differenti. Perché la sicurezza stradale non comincia quando si gira la chiave del camion. Comincia prima: da come si è dormito, da quanto si è recuperato, dagli orari in cui si è lavorato e dalla possibilità concreta di conciliare i tempi biologici di una persona con quelli del trasporto.
È proprio questo che con questo progetto si vuole provare a misurare. Non impressioni, ma dati. E nei prossimi mesi si proverà a raccontare anche quello che quei piccoli dispositivi al polso degli autisti saranno in grado di insegnare.


