Pubblichiamo la lettera di Marco, ex trasportatore a malincuore, che ci scrive dopo aver letto il nostro articolo “Autotrasporto, fine del gioco: il mercato vuole i grandi e scarica i piccoli”, un servizio che anticipa una tematica ampiamente trattata nel volume “I 100 numeri per capire l’autotrasporto” che verrà presentato nell’ambito del Transpotec il prossimo 15 maggio. Abbiamo visto come il mercato sta chiedendo sempre più grandi realtà del trasporto e della logistica, lasciando i piccoli ai margini. Marco racconta la sua esperienza con toni amari: “Un’azienda sana in Italia non è possibile – dice – qui contano i numeri”. Ecco la lettera
Buongiorno, sono Marco, ex trasportatore a malincuore.
Ho appena letto il vostro articolo, ad inizio 2025, dopo una riflessione tanto sofferta abbiamo deciso di vendere la nostra attività di trasporto. Ci ho visto lungo purtroppo e non è stata una scelta facile, dopo 11 anni di duro lavoro e sacrificio.
Tutto ciò che desideravo da bambino era avere la mia azienda di trasporti, un’azienda come si deve, sana. Ma purtroppo siamo in Italia e questo non è possibile.
Non è possibile perché in Italia non conta più la professionalità, contano i numeri. Più hai più ottieni, in tutti i sensi. Hai la possibilità di acquisire lavori offrendo, come avete detto solidità, ma spesso quella solidità non è sinonimo di professionalità.
Avendo molti mezzi la priorità è farli girare tutti, di conseguenza al primo patentato che chiede lavoro viene affidato un mezzo da 44 t senza esitazione, e spesso si vedono i casini che combinano…
Le grandi imprese hanno la possibilità di avere agevolazioni sull’acquisto dei mezzi, comprandoli in blocco ovviamente il prezzo non è quello che sostiene un piccolo padroncino, e questo influisce molto sulle tariffe chilometriche che offrono: il piccolo non può competere.
Guadagnano molto sui magazzini, avendo una capacità di stoccaggio elevata, buona parte del fatturato viene da lì, e magari copre qualche perdita sui trasporti.
Hanno la fetta grossa del mercato, e chi vuole farne parte deve accontentarsi delle misere tariffe che offrono, ma non ci si sta dentro.
Avete detto che molti fanno squadra: in Italia non abbiamo la mentalità di fare squadra, mai, in nessuna categoria, ognuno guarda il proprio orticello, e se può prendere qualcosa dal tuo orto lo fa. Non tutti per carità, ma raramente si trovano persone serie con le quali collaborare…
Per finire il governo ha stanziato 2 milioni di euro, dando 15 mila euro di incentivi ai padroncini monoveicolari per cessare l’attività, il chè significa che danno fastidio i piccoli, tutto deve essere nelle mani dei grandi.
Non mi pento della scelta fatta, ma sono molto dispiaciuto, avrei voluto lavorare seriamente ed onestamente, ma in Italia non è possibile.
Buona strada a chi ogni giorno cerca di andare avanti tra mille pensieri e difficoltà.
Vorrei dirvi non mollate, ma se le cose non cambiano, non ci sono speranze.
Marco


