Da domani, 1° luglio, cambia il modo in cui vengono tassati i milioni di piccoli pacchi acquistati online dai consumatori europei su piattaforme extra-Ue (come Shein e Temu, per esempio). Entra infatti in vigore il nuovo dazio europeo forfettario di 3 euro sulle spedizioni di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi terzi, una misura transitoria destinata a restare in vigore fino al 1° luglio 2028, quando sarà operativo il nuovo Data Hub doganale europeo per l’e-commerce che permetterà di calcolare i dazi secondo le regole ordinarie, sulla base del valore effettivo della merce, dell’origine dei prodotti e della loro classificazione doganale, con un sistema completamente digitalizzato pensato per gestire in modo più efficiente il crescente volume dell’e-commerce internazionale.
L’inizio della riforma doganale europea
L’intervento rappresenta uno dei primi tasselli della riforma doganale europea e punta a chiudere una delle principali falle del sistema: fino a oggi i piccoli pacchi sotto i 150 euro destinati a consumatori singoli erano esenti dai dazi all’importazione, consentendo ai grandi operatori dell’e-commerce extraeuropeo di spedire direttamente senza sostenere gli stessi oneri applicati agli importatori tradizionali.
Secondo la Commissione europea, nel solo 2025 sono entrati nell’Unione 5,9 miliardi di articoli attraverso spedizioni di basso valore, pari a circa 16 milioni di pacchi al giorno, oltre il 90% proveniente dalla Cina. Il nuovo contributo non sarà applicato per singolo pacco, ma per ciascuna voce doganale dichiarata. Ciò significa che una spedizione contenente prodotti appartenenti a categorie merceologiche differenti potrà essere assoggettata al forfait più di una volta. Da novembre entrerà inoltre in vigore una specifica handling fee, destinata a coprire i costi sostenuti dalle amministrazioni doganali per i controlli sulle merci.
Monitoraggio dei flussi Ue-Cina
La stretta arriva in un momento particolarmente delicato nei rapporti commerciali tra Unione europea e Cina. Bruxelles continua, infatti, a denunciare il crescente squilibrio negli scambi, attribuito non solo alla competitività dell’industria cinese ma anche agli aiuti pubblici concessi alle imprese e a politiche valutarie ritenute favorevoli all’export. Durante l’incontro con il ministro del Commercio cinese Wang Wentao, il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič ha ribadito che l’attuale andamento degli scambi “non è sostenibile” e ha annunciato un meccanismo congiunto di monitoraggio dei flussi commerciali.
Vita breve per la tassa italiana
L’Italia è stata tra i Paesi che hanno maggiormente sostenuto l’anticipazione della riforma doganale europea. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva infatti sollecitato Bruxelles a intervenire rapidamente per eliminare il vantaggio competitivo di cui beneficiavano le piattaforme di e-commerce extraeuropee. Inoltre, il Governo aveva previsto un contributo nazionale di 2 euro per ciascun pacco di valore inferiore a 150 euro proveniente da Paesi extra-Ue, denominato “contributo nazionale per il controllo delle importazioni”. La misura, rinviata al 1° ottobre prossimo, rischia di avere una vita molto breve. La Commissione europea ha infatti chiarito che, con l’entrata in vigore del nuovo dazio comune, da novembre tutti gli Stati membri dovranno eliminare le proprie misure nazionali. L’obiettivo è evitare un sistema frammentato che potrebbe favorire il cosiddetto border shopping, cioè lo spostamento delle spedizioni verso i Paesi con contributi più bassi. La Francia, che aveva introdotto un contributo nazionale di 2 euro, ha già deciso di sospenderlo dal 1° luglio proprio per evitare sovrapposizioni con il nuovo sistema europeo, mentre la Romania, almeno per il momento, ha scelto di mantenerlo.


