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SISTRI: Unatras chiede applicazione a stranieri e semplificazione. E i soldi spesi indietro…

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Il Sistri? In linea di principio è condivisibile, ma così com’è stato concepito presenta almeno un paio di punti da rivedere assolutamente. È questa in estrema sintesi la posizione unitaria espressa dalle associazioni aderenti all’Unatras, che hanno ribadito per l’ennesima volta che il “rigoroso controllo della movimentazione e gestione dei rifiuti pericolosi per combattere fenomeni d’illegalità e le ecomafie” è un fine assolutamente da sottoscrivere. Ci sono però due cose da fare, se non si vuole compromettere  anche questo obiettivo principale:

–        estendere il Sistri anche agli operatori stranieri. Il Parlamento, in sede di approvazione della manovra, ha approvato un ordine del giorno sul tema. Ma le associazioni sembrano non “aver mangiato la foglia” e così ribadiscono questo punto come prioritario, perché – insistono – se il Sistri vale soltanto per le imprese italiane, si finisce per consegnare un vantaggio concorrenziale alle imprese estere operanti in Italia. Senza considerare che, eccettuate queste dal sistema, si allargano le maglie della tracciabilità, in quanto queste stesse imprese straniere sfuggirebbero ai controlli;

–        semplificare il sistema, agganciandolo alle esigenze operative. Così come era stato concepito il Sistri non funziona, né potrà mai funzionare. Perché – sostengono all’Unatras – come hanno anche dimostrato i click day di maggio e luglio 2011 problemi di collegamento e di operatività. E allora, tanto vale – propongono le associazioni dell’autotrasporto – circoscrivere l’applicazione del Sistri esclusivamente alle imprese che trasportano rifiuti pericolosi. Quelli cioè per i quali le problematiche legate a interessi mafiosi sono di certo più pregnanti.

Da ultimo c’è il “latte versato”, vale a dire quei contributo che le imprese di autotrasporto hanno giù sborsato per sostenere il sistema Sistri negli anni passati o per acquistare strumentazioni poi rivelatesi inutili. Che ne sarà di quei soldi? Per adesso all’interno di atti ufficiali non è mai comparsa nemmeno una bozza di risposta. Ragion per cui le associazioni passano alle vie legali, intentando un’azione collettiva per chiedere il rimborso di tutto quanto speso.

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti

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