HomeProfessioneUfficio trafficoIl camion è quello giusto. Il furto è inventato: 70 carichi spariti e 9 milioni di danni

Il camion è quello giusto. Il furto è inventato: 70 carichi spariti e 9 milioni di danni

Una rete criminale operativa tra Romania, Belgio e altri Paesi europei avrebbe utilizzato società di trasporto per farsi affidare le merci, farle sparire e denunciare falsi furti. Tra i trucchi, semirimorchi scambiati, targhe sostituite e guasti meccanici simulati. Eurojust coordina l'inchiesta, mentre 65 perquisizioni portano a fermi e arresti. Ma il copione non è nuovo: anche in Italia le truffe dei falsi vettori hanno una lunga storia.

-

Il camion si guasta. L’autista lascia il semirimorchio lungo il percorso e raggiunge un’officina per far riparare il trattore. Quando torna, il semirimorchio è sparito. Non resta che denunciare il furto alla polizia. Tutto credibile. Peccato che, secondo gli investigatori, fosse una messinscena. Il guasto serviva da pretesto e la scomparsa del semirimorchio era stata organizzata proprio da chi avrebbe dovuto trasportarlo.

È soltanto uno degli espedienti utilizzati da un’organizzazione criminale che, secondo un’indagine condotta dalle autorità romene e belghe con il coordinamento di Eurojust, avrebbe fatto sparire circa 70 carichi di merci per un valore complessivo di 9 milioni di euro.

E il particolare più sorprendente è che, per mettere a segno i colpi, il gruppo non aveva necessariamente bisogno di rubare camion o assaltare autisti. Gli bastava procurarsi regolari incarichi di trasporto.

Tre modi per far sparire la merce

L’organizzazione, secondo gli investigatori, controllava o gestiva diverse società attraverso le quali acquisiva trasporti nazionali e internazionali. Una volta ottenuta la merce, entrava in azione il meccanismo fraudolento.

Il primo sistema consisteva nel trasferire il carico su un altro veicolo. A operazione conclusa, l’autista denunciava alla polizia di essere stato derubato durante il viaggio.

Il secondo sistema era ancora più ingegnoso. Il semirimorchio carico veniva sganciato e sostituito con uno vuoto, dello stesso colore e con caratteristiche simili. Venivano scambiate anche le targhe, in modo da rendere meno evidente la sostituzione.

Infine, c’era il terzo sistema del guasto meccanico: il conducente sosteneva di essere stato costretto ad abbandonare temporaneamente il semirimorchio per raggiungere un’officina con il trattore. Al ritorno, denunciava che qualcuno lo aveva rubato.

Tre sceneggiature differenti per arrivare allo stesso risultato: la merce spariva e il suo mancato arrivo a destinazione trovava una spiegazione apparentemente plausibile. L’organizzazione avrebbe utilizzato anche documenti d’identità falsificati, documenti di trasporto contraffatti, carte di circolazione e targhe false.

Trentacinque persone con compiti precisi

La rete, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe nata nel marzo 2024 dall’iniziativa di cinque persone, alle quali se ne sarebbero aggiunte successivamente circa trenta. Non si trattava di un gruppo improvvisato. Esisteva una distribuzione precisa dei compiti: chi individuava le spedizioni più interessanti, chi acquisiva gli incarichi, chi organizzava i trasbordi, chi accompagnava i mezzi lungo il percorso e chi si occupava di rivendere la merce.

La scelta dei carichi privilegiava prodotti di valore e facilmente collocabili sul mercato nero: elettronica, elettrodomestici, cosmetici, cereali, materie prime, bevande e altri beni di largo consumo.

Le operazioni si sarebbero concentrate soprattutto in Romania e Belgio, ma l’indagine riguarda anche altri Paesi europei. Il 3 novembre è scattata l’operazione di polizia: 65 perquisizioni in Romania, 11 persone fermate dalle autorità romene e cinque arrestate in Belgio, dove sono state poste in custodia cautelare. La collaborazione tra i due Paesi era iniziata nel febbraio 2026, attraverso una squadra investigativa comune costituita con il supporto di Eurojust. Le indagini proseguono e le responsabilità penali dovranno essere accertate.

Dalle aziende clonate ai falsi vettori: una storia che conosciamo anche in Italia

Il sistema ha diversi precedenti. E alcuni sono stati raccontati proprio da Uomini e Trasporti.

Nel giugno 2021, un’inchiesta di Umberto Cutolo, intitolata Il furto di identità di un’impresa di autotrasporto. Attenti all’azienda clonata, aveva ricostruito i meccanismi con cui i truffatori riuscivano a impossessarsi della documentazione di imprese realmente esistenti, utilizzandola per proporsi come vettori affidabili. Un indirizzo e-mail costruito per assomigliare a quello dell’impresa autentica, un numero telefonico dedicato, documenti regolari ma appartenenti a qualcun altro. Quanto bastava per farsi affidare un carico e sparire.

L’inchiesta ricordava anche l’operazione «Big Boat», che nel 2016 aveva portato alla scoperta di un’organizzazione responsabile di 111 colpi, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro. E l’operazione «Ghost Truck», contro un’altra banda specializzata nel furto di merci attraverso falsi trasportatori.

Il fenomeno non si è esaurito. A settembre 2026 abbiamo raccontato il caso di un falso corriere che, presentandosi prima di quello autentico, era riuscito a portare via 147 capi d’abbigliamento per oltre 15 mila euro da un’azienda marchigiana. La merce doveva realmente partire. Il trasportatore incaricato esisteva davvero. Ma chi si era presentato al ritiro non aveva nulla a che fare con lui.

Il caso emerso dall’indagine Eurojust mostra però una variante particolarmente insidiosa: non sempre i criminali devono rubare l’identità di un’impresa. Possono anche utilizzare società di trasporto sulle quali esercitano un controllo effettivo, ottenendo incarichi attraverso rapporti commerciali apparentemente normali.

Il vero problema è sapere a chi si consegna il carico

È questa l’indicazione più importante per le imprese di autotrasporto, gli spedizionieri e la committenza. Verificare una visura camerale, una licenza o una polizza assicurativa rimane necessario, ma non sempre sufficiente. Occorre anche accertare che l’interlocutore sia effettivamente riconducibile all’impresa incaricata, che il veicolo e l’autista corrispondano a quelli autorizzati e che eventuali cambiamenti durante il viaggio siano tempestivamente verificati. Il rischio cresce quando l’assegnazione dei trasporti avviene in tempi stretti, attraverso soggetti poco conosciuti o catene di subvezione nelle quali diventa difficile ricostruire chi abbia materialmente preso in consegna la merce.

C’è poi un’ulteriore questione: quella assicurativa. Un carico sottratto durante una rapina, una merce consegnata a un falso vettore e una spedizione di cui si appropria fraudolentemente il soggetto incaricato possono dare luogo a situazioni giuridiche differenti, con conseguenze sulla responsabilità del trasportatore e sull’operatività delle coperture.

La vicenda scoperta tra Romania e Belgio dimostra quanto sia sottile il confine tra un trasporto regolarmente organizzato e una frode costruita per apparire tale. Perché il pericolo non è soltanto che qualcuno rubi il camion con tutta la merce. È che qualcuno riesca a farsi consegnare la merce, organizzare il viaggio e, alla fine, perfino denunciare di esserne stato derubato.

-