
Ciao Alfredo, quello della solitudine è un tema che sto indagando da un po’. E quindi, grazie per questa domanda. La solitudine è la mia migliore compagna, scrivevo nelle vecchie pagine dei diari di bordo, nei primi anni da camionista. Penso ancora che sia una compagna di viaggio speciale, se accudita nel migliore dei modi. Con la solitudine si convive, esattamente come hai scritto tu. Si tratta come fosse qualcuno che vive con noi, con i suoi bisogni e i suoi spazi. Va ascoltata e seguita perché a volte può mostrarci parti della nostra identità che non conoscevamo; va osservata, cullata. Non c’è sempre bisogno di coprirla di rumore: a volte può essere lasciata lì a guidare i nostri pensieri, come noi guidiamo i nostri camion.
A volte può far paura la direzione che ha preso per noi, ma da autista esperta sa portarci dove abbiamo bisogno di andare. Certo, a volte quei pensieri hanno poi bisogno di essere tutelati e portati in spazi sicuri, come la terapia, ma sicuramente la solitudine è un ottimo strumento di conoscenza di sé.
C’è poi, però, un altro senso che noi chiamiamo solitudine erroneamente, ma che appartiene a quella parte di sensazioni negative e a volte angoscianti che non portano nulla di positivo. Parlo dell’isolamento: quel sentimento che ci fa sentire estranei al mondo, persi, soli, privi di legami o, peggio, del senso della nostra esistenza. Ecco, quello invece è un problema del nostro lavoro ed è un tema collettivo, sociale, di categoria. La tecnologia può aiutarci a mitigarne gli effetti, ma questo senso di estraniamento è pericoloso ed è proprio quello di cui ci si deve far carico, oltre a essere uno dei motivi della carenza di autisti. Con l’isolamento non si convive: ci si fa schiacciare, se non lo affrontiamo in terapia e non mettiamo in atto delle pratiche per contrastarlo.
Per quanto cerchiamo di costruire legami forti, amicizie sane, la verità è che questo lavoro – così come è strutturato, anche per gli spazi a noi adibiti – lo favorisce. Per questo credo che il primo passo sia avere il coraggio di guardare a ciò che si prova e nominare quella sensazione correttamente, per poi trovare soluzioni pratiche nel nostro quotidiano, in piccolo. Usare gli strumenti che utilizziamo per farci compagnia come modi per trovare storie che ci facciano sentire parte di qualcosa, o scoprire un senso condiviso (libri, audiolibri, podcast), ma anche il telefono per creare un gruppo di colleghi con cui scambiare qualche parola, una community online, una voce amica che non sia solo la radio.
Non per riempire il silenzio, ma per ricordarsi che dall’altra parte c’è qualcuno che conosce quella strada e, soprattutto, prendersi dei momenti per andare oltre l’online e frequentare davvero quelle persone, anche prendendosi delle ferie.
Per sbrogliarti scrivi a: l.broglio@uominietrasporti.it


