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Sondaggio|Colpo di sonno? Ecco come gli autisti cercano di dirgli «vade retro»

Sarà capitato anche a voi di sentire la testa che gira, la visione che si sdoppia, il colpo di sonno che bussa sulla testa. E a quel punto come reagite? Lo abbiamo chiesto a 165 autisti ed ecco cosa ci hanno risposto. Perché condividere è anche un po' imparare

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Colpo di sonno: è uno tra i peggiori “nemici” degli autotrasportatori, soprattutto perché talvolta colpisce all’improvviso ed è responsabile di un alta percentuale di incidenti (circa il 22%, vale a dire quasi uno ogni quattro).
Un nemico tanto insidioso quanto temuto, che spesso ha indotto tanti autisti di veicoli pesanti ad adottare qualche personale strumento di allerta. Proprio per questo abbiamo pensato di chiedere ai diretti interessati quali sono i “loro” campanelli d’allarme o, detto altrimenti, cosa fanno quando avvertono che il colpo di sonno sta per arrivare. In breve tempo abbiamo ricevuto 165 risposte, a conferma che la problematica è molto sentita. Ve ne proponiamo una piccola selezione; sicuramente in alcune di queste molti si riconosceranno.

«L’eccessiva sonnolenza diurna alla guida è responsabile o co-responsabile di circa il 22% degli incidenti sulla rete autostradale italiana, con una mortalità circa doppia rispetto agli incidenti da altre cause»
(fonte: «La salute vien guidando», 2019)

Campanelli di allarme

I campanelli più ricorrenti sono senz’altro: cominciare a sbadigliare, avere uno sdoppiamento o un annebbiamento della vista, avvertire la mancanza di riflessi, toccarsi i capelli/barba/testa/pancia, avere delle vere e proprie allucinazioni.
Questi alcuni esempi di commenti: «Quando mi si incomincia a sdoppiare la vista. E vedo le macchine doppie. Apro subito il finestrino e appena posso mi fermo».
«Mi si incanta la vista, mi si socchiude l’occhio destro e comincio a vederci doppio…».
«Tanti sbadigli».
«E dopo il colpo di sonno arrivano…le allucinazioni tipo mucche o cammelli che pascolano per l’autostrada…e li sei proprio caro al creatore se sopravvivi».
«il mio vecchio mi raccontava sempre che quando grattavi con il fuller era ora di fermarsi…».

Strategie per contrastarlo

Ovviamente, la strategia per eccellenza indicata da tutti è quella di fermarsi il prima possibile. Ma in quei pochi minuti che separano dalla fermata, che fare? I suggerimenti più ricorrenti – anche se scarsamente efficaci – passano dall’alzare il volume della musica e magari cantare a squarciagola, all’abbassare i finestrini per cambiare l’aria, a darsi qualche schiaffo, a bere qualcosa di caldo oppure sgranocchiare qualcosa (come della frutta secca o, anche un chewingum…).
Ecco che cosa ci hanno risposto: «Urlare o cantare a squarciagola prima della prossima piazzola…. non vi capita?? sono momenti che non passano mai».
«…Di solito alzo il volume dello stereo e mi do un paio di schiaffi da solo (fa ridere ma faccio proprio così). Poi appena posso mi fermo».
«Io aprivo i finestrini per prendere il freddo che ti risveglia soprattutto di notte e poi mi tiravo gli schiaffi a mano aperta. Mai perso un mercato…».
«Guido scalzo. Con la pianta del piede sollecitata mi risveglio».

E una volta fermi? Dormire, fare il giro del mezzo, rinfrescarsi la faccia con dell’acqua, passeggiare, bere un caffè, riposarsi qualche minuto sul sedile: «Io mi fermo dormo mezzora poi mi lavo la faccia e via».
«Mi fermo in Autogrill vado in bagno lavo la faccia bevo un caffè e sono di nuovo in forma».
«Io al primo avvertimento di sonno accosto appena possibile, scendo e giro intorno al mezzo. Così nel movimento ossigeno il sangue e si riattiva tutto il corpo».

Riflessioni ed esperienze personali

Molti autotrasportatori hanno avuto voglia di condividere delle esperienze vissute e dei pensieri propri sull’argomento. In estrema sintesi, il messaggio che viene passato ai colleghi è quello di fermarsi immediatamente, non appena si accusa la stanchezza. Sempre.
«Ti può venire in qualsiasi momento della giornata… non bisogna fare mai i supereroi…».
«Per la mia esperienza, quando ho un po’ di sonno mi fermo. Dopo è troppo tardi».
«Il bravo autista non dorme mai 😉 A parte gli scherzi la vita è solo una. Nel caso del sonno me ne fotto della merce che va in ritardo, meglio farti licenziare per il ritardo piuttosto che avere nella coscienza la vita delle persone innocenti che si trovavano in strada e per la colpa di un’incoscienza di non rientrare più».
«Quando si comincia a conoscere i propri limiti, si cerca di prevenire anziché fare gli eroi perché non ne vale la pena… è meglio arrivare un paio di ore dopo anziché non arrivare mai… Questo è sempre stato il mio pensiero».
«Non è questione di aver ragione è la realtà dei fatti. io guido Tank container da circa 18 anni. Frequento questi corsi perché sono obbligato ma sono il primo a dire che dovrebbero frequentare di tutti quelli che fanno questo lavoro, non solo i cisternisti perché io tante volte vorrei prendere tirare giù dal camion certi colleghi che guidano container frigoriferi centinati che mi sorpassano perché vado a 85 chilometri orari e mi rientrano davanti alla cabina non rendendosi conto che uno che trasporta sfuso liquido può essere carico anche ad una bassa percentuale e in caso di frenata di emergenza non te lo racconto come va a finire e io vorrei tante volte mettere loro nella condizione in cui fanno trovare a me ma non è solo questo. E comunque non voglio stare qui a fare il professore perché non lo sono ma sicuramente mi sento molto più formato di tanti gira volante che ci sono per strada e che la scambiano per una pista».

Qualcuno parla anche per esperienza diretta: «A me una volta in Calabria sulla 106, dopo una curva, stavo facendo strike di auto che erano ferme al semaforo. Da allora come avverto qualcosa di anomalo mi fermo e cerco di riprendermi, non me ne fotte un c.. o ne del Capo e né di nessun altro. la vita è preziosa, la nostra e quella degli altri».
«Mi è successo anni fa. Anche a me verso le 14 sulla Mi-To a pochi km da Carisio dove dovevo uscire mi è andata bene ho solo piegato la barra dietro da allora quando mi prende fanculo mi fermo».
«Il fatto è che non c’è né! Quando viene, viene. Certo è più probabile che venga con la stanchezza, ma non è detto, mi è pure capitato dopo essermi fatto 4 ore di branda di mettermi al volante e dovermi fermare obbligatoriamente perché assonnato come se avessi fatto 8 ore di guida senza sosta!! Però i campanelli ci sono sempre, se magari avessi insistito dicendomi “ma ho appena fatto 4 ore di sonno, ora passa”, ed è lì che c’è il patatrac. Io sono per non fermarmi ad un rifornimento perché 10km avanti ce n’era un altro, e lo preferivo mi ero andato a farmi benedire, e se ci fosse stato qualcuno che mi stava sorpassando in quel momento avrei benedetto anche lui, camion o macchina che fosse stato…. E da allora mi sono detto – e lo faccio – che subito al primo campanello di preavviso tiro la freccia e poi valuto in base alle circostanze, se andare a lavarmi la faccia, o caffè, o aria pulita e un giro a torno al camion, o bye, bye mi stiro nella branda e chi si è visto si è visto…. Da allora saranno passati 23 anni! E quando mi accadde non è che ero un novellino: almeno erano 10 anni che già facevo su e giù ecc.». «Avvisa eccome… diventi più pensieroso, inizi a mettere la mano dietro la nuca, la guida non è più retta! Stavo per prendere il guardrail una volta. A 10 minuti dall’Autogrill prima di fermarmi. Bisogna partire riposato. Come rimedio momentaneo, inizio a stuzzicare qualcosa, fare qualcosa in modo di svegliare il cervello. Ovviamente bisogna fermarsi se sei a limite».
«Non puoi sempre sapere. 20 anni fa mi sono svegliato in un fosso, non mi sono accorto… 🤔🤔».

Il post di Guido Uet

«Colpo di sonno: vi accorgerete che sta arrivando? A me si annebbia la vista e scatta lo sbadiglio. Allora mi fermo il prima possibile. Voi che fate?»

Camionisti informati 66
Noi camionisti  43
Truck driver 20
Camionisti ovunque  15
Fratelli camionari 8
Altri gruppi  13
I gruppi coinvolti nel sondaggio e il numero di commenti raccolti.

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La redazione di Uomini e Trasporti