«All’inizio eravamo 40 soci, oggi siamo 2.450». In questi numeri c’è buona parte della storia di Alis, l’associazione nata dall’intuizione di Guido Grimaldi che dieci anni fa – il 16 ottobre 2016 – si presentava al mondo del trasporto e della logistica tra curiosità e diffidenze. Un progetto che fin dall’inizio ha rotto gli schemi tradizionali della rappresentanza e che oggi sembra entrare in una nuova fase.
Un segnale in questa direzione è il recente accordo di collaborazione con Anita, storica associazione dell’autotrasporto aderente a Confindustria, con cui Alis ha deciso di condividere progetti e iniziative. Di questi primi dieci anni abbiamo parlato con Marcello Di Caterina, politico di lungo corso, fin dall’inizio al fianco di Grimaldi come Direttore e oggi anche Vicepresidente dell’associazione.
State per compiere 10 anni. Com’è nata l’associazione?
«L’idea è venuta al presidente Guido Grimaldi che dieci anni fa ha cominciato a vedere che molte associazioni di categoria erano diventate autoreferenziali, verticalizzate, poco presenti e attente alle esigenze delle aziende, all’interno di confederazioni sempre più grandi, dove era difficile rintracciare la figura dell’imprenditore, spesso relegata e marginalizzata. Non trovando più un’associazione in grado di istituire un dialogo costruttivo con il mondo politico-istituzionale, decise di fondarne una».
È arrivata poi anche per voi la verticalizzazione con l’ingresso di realtà come Ita Airways o Trenitalia…
«Sì, questo ci ha aiutato nel corso degli anni, ma siamo partiti dal trasporto intermodale, dalle imprese di trasporto su gomma che utilizzavano navi e treni per l’intermodalità. All’inizio avevamo 40 soci ed eravamo visti dalle altre associazioni come un’invasione di campo, come coloro che volevano cancellare anni di vita associativa. Non era questa l’idea di Guido Grimaldi, interessato invece a rimettere al centro l’imprenditore. In Alis ogni realtà conta e fa riferimento al capo d’azienda: noi non consentiamo che le aziende vengano rappresentate attraverso figure che non abbiano un collegamento diretto con la proprietà o la gestione. Questo per evitare che tutto si sterilizzi e porti a soluzioni generiche, lontane dalle esigenze reali delle aziende. Come le dicevo, siamo partiti in 40, ma quasi subito ci siamo allargati al trasporto stradale intermodale marittimo e ferroviario, quindi alla logistica in senso generale, poi abbiamo aperto al mondo dei porti e degli interporti. E tale apertura ha richiesto anche un chiarimento sul ruolo degli enti pubblici all’interno di un’associazione privata. Ci sono state interrogazioni parlamentari, alle quali abbiamo risposto spiegando che l’adesione avveniva a titolo esclusivamente onorario, senza alcun versamento di quote associative. Precisati questi aspetti, e superate anche le valutazioni dell’Antitrust, Alis ha potuto estendere la propria rappresentanza a tutta la rete logistica retroportuale e nei pressi delle stazioni e terminal ferroviari. L’associazione ha preso sempre più corpo. Infine, ai nostri giorni, abbiamo aperto al settore dei passeggeri con l’ingresso di Ita Airways e Trenitalia (che si è unita a Mercitalia, già nostra socia per le merci). L’associazione oggi conta 2.450 soci, rappresentiamo un fatturato aggregato di circa 150 miliardi. Sono numeri che fanno impressione rispetto a dieci anni fa, quando la maggior parte del fatturato faceva capo a Grimaldi. Oggi il gruppo del Presidente con 6 miliardi di ricavi si ferma intorno al 5% del fatturato aggregato dei soci Alis».
Quindi oggi Alis non è più l’associazione di Grimaldi?
«Questa è una bella domanda perché risponde a una provocazione che arriva dal mondo esterno, ma di fatto Alis non è mai stata l’associazione di Grimaldi, quanto un progetto intenzionato a rimettere al centro il trasporto e la logistica intermodale. In questi anni abbiamo cercato di sensibilizzare la politica su tale punto e i vari contributi – come il sostegno al ricambio dei mezzi, l’ecobonus, poi marebonus e oggi Sea Modal Shift – hanno premiato le aziende invitandole a fare progetti a favore della sostenibilità. Obiettivamente lo sforzo di Alis si è sentito».

Negli anni, però, la dotazione economica a sostegno dell’intermodale marittimo è diminuita…
«Abbiamo sempre detto che fosse necessario arrivare almeno a 100 milioni all’anno. All’inizio abbiamo ottenuto circa 40 milioni, poi i contributi sono scesi. Attualmente abbiamo assicurazioni che si potrebbe tornare a uno stanziamento intorno ai 40 milioni per il prossimo triennio con l’impiego di risorse che provengono dall’ETS. Sono ancora pochi rispetto a quelli che ci aspettiamo…».
In questi 10 anni la logistica è diventata più intermodale? Il vostro obiettivo iniziale si è concretizzato oppure c’è ancora molto da fare?
«Siamo in una fase delicata perché sta cambiando il sistema trasportistico europeo, in cui le regole a volte si rivelano miopi. L’ETS, per esempio, applicato al 100% alle tratte marittime europee, sta producendo effetti distorsivi: molte navi provenienti da Suez o dallo Stretto di Gibilterra preferiscono oggi effettuare il transhipment nel Nord Africa, per poi raggiungere l’Europa con imbarcazioni più piccole e meno tassate. Così si riduce un esborso che a livello continentale vale complessivamente 13 miliardi e mezzo a livello nazionale. L’idea sarebbe anche giusta, ma non abbiamo le tecnologie adeguate per abbassare immediatamente le emissioni di carbonio…».
Avevate chiesto di riversare sul settore i proventi dell’ETS ed è quello che sta avvenendo…
«Sì, c’è attenzione da parte del Governo e noi contiamo che la decisione venga presa».
Nelle scorse settimane avete sottoscritto un accordo di collaborazione con Anita, associazione storica dell’autotrasporto, aderente a Confindustria, che firma il contratto nazionale di lavoro del settore e siede nel Comitato centrale dell’Albo degli autotrasportatori. Due cose che Alis non fa ancora…
«Dieci anni fa, quando siamo partiti, pensavamo di dover entrare a tutti i costi nel Comitato centrale dell’Albo, ma fummo ostacolati e fortemente osteggiati da tutte le associazioni di categoria. Nel corso degli anni, ci siamo resi conto che la forza di Alis non stava nella presenza a quel tavolo: oggi la tecnologia consente di comunicare direttamente con il ministero o con i politici. Noi abbiamo creato una televisione e altri strumenti di comunicazione per informare il mondo della politica sul settore. Molte nostre aziende applicano il Ccnl della logistica, ma oggi abbiamo anche altri contratti all’interno dell’associazione, come il ferroviario, l’aereo, il marittimo. Quindi la parte del trasporto merci su gomma ci interessa – ci mancherebbe – ma non troviamo nulla in contrario rispetto all’idea di avviare un percorso insieme a un’associazione come Anita che rappresentano esclusivamente quel settore e alla quale aderiscono anche molti dei nostri soci. Questo non significa che Alis entri in Anita o viceversa, ma che entrambe le associazioni hanno deciso di avviare un percorso comune di interlocuzione politica e istituzionale, mettendo a sistema competenze e rappresentanza».
Quale saranno le prime attività che farete insieme?
«L’idea è quella di iniziare a partecipare insieme agli eventi. Il contratto è uno dei temi, ma vogliamo collaborare anche alla realizzazione di altri progetti come, per esempio, il Login Business per digitalizzazione della logistica: il bando del Mit ha approvato un progetto di Alis da 19 milioni. Non vediamo nessun tipo di ostacolo a trasferire ad Anita una serie di richieste, visto che loro hanno una struttura già organizzata. Oggi non si può più pensare di andare avanti con una voce singola, chiudendo le porte ad Alis. Un’apertura invece andrebbe a rafforzare le richieste, evitando di far arrivare alle istituzioni richieste singole e a volte contraddittorie. Noi in questi anni abbiamo costruito una forza comunicativa indiscutibile: oltre ai molti eventi durante l’anno, abbiamo anche puntato su LetExpo, fiera annuale che richiama a Verona molti ministri e istituzioni. Quest’anno (10-13 marzo 2026, ndr) avremo il ministro della Difesa con tutta la logistica del settore, padiglioni dedicati al sociale, al B2B, alle università, alle accademie, agli ITS per parlare di formazione e lavoro. Abbiamo puntato su Verona perché è un nodo strategico per la logistica nazionale, nonostante Alis sia un’associazione molto legata al Sud e nel programma c’è sicuramente il rilancio del Mezzogiorno».
A tal proposito, che ne pensate del Ponte sullo Stretto di Messina?
«È una domanda che merita due risposte. Una come direttore dell’associazione e una come ex politico. Nelle vesti del primo, devo dire che il ponte è un’infrastruttura che accelera un processo di rinnovamento, soprattutto per il trasporto ferroviario. Ha una sua logica perché porterebbe a un’identità del paese unito, accelerando fortemente le comunicazioni tra la Sicilia, il Nordafrica, il Canale di Suez, diventando un corridoio strategico. Ma, come sappiamo, sono anni che ci proviamo: anche quando ero nella segreteria del ministro Lupi abbiamo cominciato a guardare il progetto e ci siamo scontrati con l’incapacità del popolo italiano di accettare l’innovazione. Ecco perché da politico le dico che, secondo me, questo ponte non si farà mai: ogni volta intervengono una serie di problemi di natura dialettica e politica che bloccano tutto a monte, prima ancora di arrivare alla fase esecutiva. E così buttiamo solo soldi in progettazione. Al Ministero dei Trasporti c’è un vecchio modellino del Ponte che fa il giro dei corridoi: quando arriva un nuovo ministro viene messo davanti alla porta dell’ufficio in bella mostra; man mano che passa il tempo viene spinto verso corridoi secondari e non frequentati. Per il momento sembra che sia ancora davanti alla porta del ministro Salvini…».
Cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi 10 anni di Alis?
«Non credo che ci sarò… Ci saranno i giovani che lavorano con noi. In ogni caso le posso assicurare che in Alis ci abbiamo messo cuore, passione e tempo: abbiamo cercato di dare veramente l’accelerazione che era necessaria, abbiamo contribuito a rimettere in movimento il settore. Il Presidente ha grandissima genialità di pensiero e capacità di realizzare le cose».
Il presidente cambierà?
«Ho detto più volte al presidente che deve restare perché è giovane e perché nessuno meglio di lui può rappresentare questa associazione, tenendo tutti uniti. Non capisco la mania che c’è nel nostro paese di cambiare i vertici anche quando funzionano».
Avete intenzione di guardare all’estero?
«Da poco siamo approdati in Spagna con una società che si chiama Alis Spagna e abbiamo un accordo con la Camera di Commercio spagnola in Italia. Siamo convinti che sia un paese che ci faccia crescere molto».


