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I 40 anni di MAN in Italia. Uno «splendido quarantenne»

MAN Truck & Bus Italia celebra i 40 anni con numeri record e una crescita in controtendenza rispetto al mercato europeo. Mentre truck e van rallentano nel continente, l’Italia resta stabile e diventa uno dei mercati strategici del gruppo. Al centro servizi, rete, digitalizzazione ed elettrificazione, con investimenti importanti e un modello di business sempre più orientato al ciclo di vita del veicolo

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Avete presente la celebre frase di Nanni Moretti in Caro diario?: «Io gridavo cose giuste e ora sono uno splendido quarantenne!». Ecco, se si dovesse trovare una fotografia efficace per raccontare i primi quarant’anni di MAN Truck & Bus Italia, probabilmente sarebbe proprio questa: quella di uno «splendido quarantenne» che arriva a questo traguardo non solo con una storia importante alle spalle, ma soprattutto con una traiettoria ancora in piena crescita.

È con questo spirito che la filiale italiana della Casa del Leone ha celebrato l’anniversarioa Roma, con un incontro con la stampa pensato per mettere in fila numeri, risultati e prospettive. Il tutto accompagnato da un libro commemorativo che ripercorre le tappe più significative di questi quarant’anni. Ma andiamo con ordine.

L’eccezione italiana in un’Europa che rallenta

La prima notizia arriva subito dalle parole di Friedrich Baumann, membro del Board di MAN e responsabile Sales & Customer Solutions. Ed è tutt’altro che rassicurante, almeno su scala europea. «Quando si guardano i numeri di truck e van in Europa, vediamo mercati in ulteriore calo», ha spiegato durante la conferenza, sottolineando come il dato più significativo riguardi proprio la Germania, mercato domestico del costruttore: «Il livello attuale è tornato a quelli del periodo Covid». Un passaggio chiave, perché fotografa un contesto in contrazione, dove la domanda di veicoli industriali – in particolare camion e furgoni – sta rallentando sensibilmente. E tuttavia, proprio dentro questo scenario emerge un’anomalia. «Questo non si applica al mercato italiano, che è rimasto stabile tra il 2024 e il 2025», ha aggiunto Baumann.

In altre parole: mentre l’Europa frena, l’Italia tiene. E in questo contesto, MAN non si limita a resistere, ma cresce, guadagnando terreno e rafforzando la propria posizione.

Una crescita in controtendenza

I numeri lo confermano con chiarezza. Nel 2025 MAN Truck & Bus Italia ha raggiunto un fatturato record di 617 milioni di euro, in crescita dell’11% rispetto al 2024. Ancora più evidente è la dinamica dei volumi della divisione truck: con 2.702 veicoli immatricolati, la quota nel segmento oltre le 6 ton ha toccato il 10,2%. Un traguardo storico, perché per la prima volta dal 1986, anno di fondazione di MAN Truck & Bus Italia, il brand ha raggiunto la doppia cifra in questo segmento. Ancora più significativa la progressione nel pesante oltre le 16 tonnellate, dove la quota è passata in tre anni dal 6,5% al 10,7%.

Una crescita che non è solo quantitativa, ma anche qualitativa. Come ha sottolineato il managing director Marc Martinez, «i risultati raggiunti sono la prova concreta del valore delle nostre persone, della fiducia dei clienti e della forza della rete».

Ma questa crescita non è casuale. Come spiegato da Roman Sitte, responsabile per il business europeo, l’Italia è oggi uno dei cosiddetti «focused markets» del gruppo, insieme a Francia, Paesi Bassi e Regno Unito. Il motivo è duplice. Da un lato, il peso strutturale dell’Italia, stabilmente tra i principali mercati europei per truck e van. Dall’altro, la forte aderenza tra l’offerta MAN e le esigenze del mercato italiano, soprattutto in ambiti come il construction, la logistica e il trasporto regionale. A questo si aggiungono ampi margini di sviluppo legati alla digitalizzazione delle flotte, ai servizi connessi, alla manutenzione predittiva e alla progressiva diffusione dell’elettrico.

Da sinistra verso destra: Marc Martinez, managing director Man Truck & Bus Italia, Thomas Bagger, ambasciatore della Repubblica Federale di Germania in Italia, Friedrich Baumann, membro del Board di MAN e responsabile Sales & Customer Solutions, Roman Sitte, Heaf of Area Europe di MAN.

Il «peso» del service

Se però c’è un dato che più di altri racconta il cambiamento in atto, è quello legato al service. Baumann lo ha chiarito senza mezzi termini: «Su circa 14 miliardi di fatturato totale, circa 3 miliardi provengono dal business dei servizi e dei ricambi». Un’incidenza che ridisegna profondamente il modello di business, sempre meno centrato sulla sola vendita del veicolo e sempre più orientato alla sua gestione lungo tutto il ciclo di vita. Il concetto è semplice: il valore non si esaurisce con la consegna del mezzo, ma si costruisce nel tempo, garantendo operatività, efficienza e continuità. Lo ha ribadito anche Martinez in modo molto diretto: «I nostri clienti fanno profitto solo se i veicoli sono in strada. Il downtime è il loro principale nemico».

Da qui discende una strategia coerente. Oggi circa il 65% dei veicoli MAN venduti in Italia è accompagnato da contratti di manutenzione e riparazione, mentre il fatturato legato al service è cresciuto dell’8% nel solo 2025 (rispetto al 2024) e addirittura del 46% rispetto al 2022. Parallelamente, oltre il 90% dei veicoli immatricolati è connesso ai servizi digitali MAN, abilitando logiche di gestione predittiva e maggiore controllo delle flotte. A sostenere questa evoluzione c’è anche un piano di investimenti significativo: 300 milioni di euro in Europa entro il 2030, di cui circa 40 milioni destinati all’Italia, proprio per rafforzare la rete e migliorare la qualità del servizio.

Una rete che cresce

Il service si lega direttamente a un altro elemento chiave: il parco circolante. In Italia, MAN è passata da circa 20.000 veicoli circolanti nel 2022 a oltre 32.500 nel 2025, con l’obiettivo di raggiungere quota 40.000 entro il 2030. Un dato tutt’altro che secondario, perché è proprio il parco circolante a garantire lavoro alle officine, redditività ai partner e fidelizzazione dei clienti.

Non sorprende quindi che la rete resti uno dei pilastri della strategia di MAN. Nel 2026 sono previsti investimenti per circa 10,5 milioni di euro, che daranno vita a 9 nuove sedi distribuite sul territorio nazionale. E il percorso proseguirà anche oltre: nel 2027 verranno aggiunti cinque nuovi dealer Truck e Van e sarà inaugurato un nuovo Training Center a Verona, una struttura dedicata alla formazione e all’aggiornamento continuo delle competenze tecniche e commerciali.

E l’elettrico va

Altro elemento centrale è la transizione energetica, sempre più concreta nel racconto MAN e supportata da numeri significativi. Nel 2025 il costruttore si è posizionato come secondo player nel mercato italiano dei truck elettrici, con una quota superiore al 16%. Un risultato che, secondo l’azienda, non deriva solo dal prodotto ma da un approccio più ampio, fatto di consulenza, formazione e supporto operativo ai clienti.

A questo si aggiungono partnership per le infrastrutture di ricarica, iniziative locali per accompagnare le aziende nel passaggio all’elettrico e lo sviluppo di una rete europea dedicata attraverso la joint venture Milence. Il risultato è un ecosistema che punta a rendere l’elettrico non solo possibile, ma concretamente utilizzabile nelle operazioni quotidiane.

Oltre i truck

Accanto al segmento dei truck, emergono altre direttrici di crescita. La divisione Van ad esempio ha registrato 1.755 immatricolazioni in Italia nel 2025, confermando il forte sviluppo del TGE e la crescente reputazione del brand nel segmento dei commerciali leggeri. Il business dell’usato invece, con il marchio MAN TopUsed, è diventato sempre più strategico, anche grazie ai sei TopUsed Store e al TopUsed Center a Caorso, punto di riferimento nazionale per la gestione e ricondizionamento dei veicoli usati.

Infine, i servizi finanziari: nel primo anno di attività, MAN Financial Services ha già superato i 1.000 contratti, diventando un tassello fondamentale dell’offerta integrata.

Quarant’anni e non sentirli

I quarant’anni di MAN in Italia non sono quindi solo una celebrazione del passato, ma anche e soprattutto un momento di posizionamento per il futuro. Un futuro che si muove lungo direttrici chiare: centralità dei servizi, rafforzamento della rete, crescita nei mercati chiave, sviluppo dell’elettrico e digitalizzazione.

E in questo senso il 2026 sarà un anno di iniziative diffuse, tra eventi, incontri con clienti e partner, partecipazioni a fiere di settore (es. Transpotec) e anche un libro – presentato in anteprima proprio ieri durante l’evento romano – scritto dal giornalista Alberto Gimmelli, che ripercorre quattro decenni di storia della Casa del Leone nel nostro Paese.

Ma la sensazione, ascoltando i vertici del gruppo, è che questo anniversario non sia un punto di arrivo, bensì un punto di partenza. Come direbbe Moretti: uno splendido quarantenne che ha ancora molto da dire.

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