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Confindustria mette al centro trasporti e logistica. Destro: «Non un costo, ma un moltiplicatore di crescita. Occorre collaborare»

A Roma la prima edizione degli Stati Generali dei Trasporti e Logistica ha sottolineato l’importanza nel settore per l’economia italiana, ma ha anche indicato nuove strade per coprire il gap infrastrutturale che ancora caratterizza il Paese. Sul piano operativo l’appello è alla collaborazione: “Imprese, istituzioni, Governo, Parlamento, territori, gestori infrastrutturali, operatori logistici e del mondo del trasporto, mondo della ricerca – ha sottolineato Destro - possono condividere la stessa ambizione e rendere l'Italia più connessa, più competitiva, più attrattiva, più centrale e unita all'Europa”

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La logistica non è costo ma un fattore di crescita e motore per l’economia. Con questo messaggio Leopoldo Desto, Vicepresidente di Confindustria e delegato per Trasporti, Logistica e Turismo ha aperto oggi a Roma gli Stati Generali dei Trasporti e Logistica 2026. Il primo evento – come è stato sottolineato da diversi relatori – dedicato al settore con l’obiettivo di porre l’accento proprio sulla centralità della mobilità di merci e persone per il sistema economico in un momento caratterizzato da grandi scossoni geopolitici, ma anche da un aumento del 70% della spesa pubblica in infrastrutture grazie ai fondi messi a disposizione del Pnrr. “C’è un messaggio che dobbiamo ripetere con forza – ha detto Destro – la logistica e i trasporti non sono un costo, ma sono crescita. Non sono infatti soltanto il motore dell’economia ma uno dei più importanti moltiplicatori della crescita nazionale. Ogni milione di euro investito nella logistica genera oltre 2 milioni di euro di produzione aggiuntiva. La Banca Mondiale stima, infatti, che i Paesi con le migliori performance logistiche registrino fino a un punto percentuale di Pil in più e un incremento dell’interscambio commerciale del 2%”. 

Colmare il gap infrastrutturale

Per il vicepresidente di Confindustria “investire in questi settori significa investire nella qualità della vita delle persone, nella coesione dei territori, nella competitività delle imprese. La logistica ricordiamocelo è produttività applicata”. A questo proposito, secondo uno studio di presentato da Nicola Sandri, Senior Partner e Global Leader settore Infrastrutture McKinsey & Company gli investimenti in infrastrutture in questi ultimi anni sono aumentate del 70% grazie all’apporto dei fondi del Pnrr, ma a fronte di un aumento dell’età media del patrimonio infrastrutturale e con una domanda di mobilità in crescita il sistema è comunque ancora sotto stress. Tra i driver di crescita, secondo McKinsey, c’è la sfida dell’AI e della digitalizzazione, la transizione energetica, gli investimenti nelle infrastrutture di difesa e in tecnologie volte alla manutenzione, ma la sfida nei prossimi anni sarà quella di attrarre investimenti che, spesso, vengono destinati ad altri settori oppure attratti da altri paesi. Tra le possibilità per finanziare il gap infrastrutturale, il Report indica la segmentazione delle fonti, la tecnologia, nuovi modelli di partnership tra pubblico e privato e la raccolta di fondi da investitori internazionali. 

Collaborazione: parola chiave

Ma fondamentalmente, sia dal punto di vista degli investimenti, che sul piano operativo è la collaborazione la parola chiave dell’evento di Confindustria. “Occorre costruire insieme una strategia – è l’appello di Destro – declinare insieme una politica industriale della logistica, dei trasporti, dell’infrastruttura e della mobilità. Una politica che tenga insieme export, mercato unico europeo, efficienza delle imprese, coesione territoriale, mobilità delle persone, turismo, sostenibilità, digitalizzazione e competenze”. Destro rilancia la necessità di un cambio di passo: “Oggi serve certamente un nuovo slancio e anche una nuova modernità. Serve una stagione di investimenti, serve una visione lunga, ampia, serve una governance forte ed efficiente, serve continuità nelle risorse e serve farlo insieme. Imprese, istituzioni, Governo, Parlamento, territori, gestori infrastrutturali, operatori logistici e del mondo del trasporto, mondo della ricerca – conclude – possono condividere la stessa ambizione e rendere l’Italia più connessa, più competitiva, più attrattiva, più centrale e unita all’Europa”.

Eliminare i colli di bottiglia

Tra le priorità emerse quella di eliminare i tanti colli di bottiglia che caratterizzano la rete infrastrutturale italiana, in primis ai valichi. Sul tema è intervenuto Lorenzo Barbo, Amministratore Delegato di Amazon Italia Logistica, che ha ribadito la posizione della multinazionale (già approfondita nella nostra intervista pubblicata qui). “Per Amazon – ha ribadito Barbo – i colli di bottiglia lungo gli assi strategici, in particolare nei collegamenti transfrontalieri, incidono direttamente sulla competitività delle imprese e quindi del nostro Paese. Quando il sistema di trasporto non funziona, i volumi si spostano dove la rete è più efficiente, e l’Italia perde valore e opportunità di crescita. Per questo riteniamo che la politica infrastrutturale debba diventare una vera politica industriale: investire in corridoi europei, intermodalità, digitalizzazione e connessioni tra porti, ferrovie e strade significa rafforzare il ruolo dell’Italia come piattaforma logistica strategica nel Mediterraneo e in Europa. Abbiamo un dato significativo che lo conferma: l’export delle PMI che vendono su Amazon si attesta oltre il miliardo di euro. Il 45% di queste imprese opera in aree rurali o a bassa densità di popolazione, e solo nel 2024 ha totalizzato oltre 500 milioni di euro in vendite all’estero. Una rete logistica che funziona è un ponte tra territori e crescita”.

Tra gli investimenti, anche il piano da 43,2 miliardi nel decennio 2026-2035 annunciato da dall’amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme. Nel dettaglio il Piano Industriale 2026-2035 prevede 27,6 miliardi destinati a nuove opere, di cui 10 miliardi specificamente sulla Rete TEN-T e 15,6 miliardi per la manutenzione programmata. Solo nel 2026 gli investimenti complessivi raggiungeranno 3,34 miliardi, con una quota di 1,69 miliardi per nuove opere.

Visione strategica per l’intermodalità

Di intermodalità come politica industriale che crea valore ha parlato, tra gli altri, Sabrina De Filippis, ad di Fs Logistix. “Gli incentivi da parte delle istituzioni non devono venire solo dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – ha detto De Filippis – Un euro investito in logistica restituisce 2,1 in produzione. Un km percorso da un treno merci comporta un risparmio per la collettività. Il nostro piano industriale è di tre miliardi, di cui uno già speso. Occorre una visione industriale e proposte concrete che supportino il trasporto ferroviario e l’intermodalità, con l’appoggio delle istituzioni e dell’industria. 

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