HomeProfessioneLogisticaFrodi nella logistica, l'inchiesta di Velletri cambia approccio: nessun nome delle società indagate

Frodi nella logistica, l’inchiesta di Velletri cambia approccio: nessun nome delle società indagate

La Guardia di Finanza di Pomezia e la Procura di Velletri scelgono di non rendere pubblici i nomi delle società coinvolte nell'inchiesta sulla somministrazione illecita di manodopera. A Uomini e Trasporti, il comandante della Sezione della Guardia di Finanza di Pomezia, capitano Diego Cuccocrea, conferma: “È stata una scelta precisa”. Un approccio diverso rispetto a quello seguito dalla Procura di Milano nelle analoghe indagini sulla logistica, ma pienamente consentito dalla normativa italiana, che non impone la divulgazione delle generalità degli indagati

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L’ultima grande inchiesta sulla logistica, coordinata dalla Procura della Repubblica di Velletri e condotta dai finanzieri della Compagnia di Pomezia, segna una differenza significativa rispetto alle analoghe indagini che negli ultimi anni hanno interessato il settore, in particolare da quelle condotte dalla Procura di Milano. Nel comunicato diffuso dalla Guardia di Finanza, infatti, non compare il nome di alcuna delle società coinvolte, né quello della presunta impresa capofila del sistema contestato. La redazione di Uomini e Trasporti ha contattato telefonicamente il comandante della Sezione della Guardia di Finanza di Pomezia, il capitano Diego Cuccocrea, che ha confermato la volontà di non divulgare l’identità delle società interessate dall’indagine, confermando la decisione di intraprendere una strada diversa da Milano. “È stata una scelta precisa – ha spiegato Cuccocrea – che riguarda tutte le società coinvolte, compresa quella ritenuta capofila del sistema contestato”.

L’operazione, come abbiamo raccontato qui, ha portato alla denuncia di 23 persone, al coinvolgimento di 11 società e alla contestazione di una presunta frode fiscale da oltre 35 milioni di euro, costruita, secondo gli investigatori, attraverso un articolato sistema di somministrazione illecita di manodopera nel comparto della logistica. Le Fiamme Gialle parlano inoltre di oltre 1.800 lavoratori irregolari e di un’evasione Iva superiore ai 10 milioni di euro. 

Quello della Procura di Velletri è un approccio diverso da quello che negli ultimi cinque anni ha seguito la Procura di Milano nelle numerose inchieste sul fenomeno della somministrazione illecita di manodopera nella logistica, nelle quali si è scelto quasi sempre di riportare nei comunicati ufficiali anche i nomi dei committenti coinvolti. Una prassi che ha reso immediatamente identificabili grandi gruppi della distribuzione, della logistica e dell’e-commerce, pur nella fase delle indagini preliminari e nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.

Tuttavia, quella dell’inchiesta romana rimane una scelta percorribile secondo il codice di procedura penale e la normativa sulla comunicazione giudiziaria che non impongono alla Procura o alla polizia giudiziaria di rendere pubblici i nomi degli indagati o delle società sottoposte a indagine. Al contrario, la disciplina vigente, rafforzata negli ultimi anni anche dal recepimento della direttiva europea sulla presunzione di innocenza, invita le autorità giudiziarie a limitare la diffusione di informazioni personali quando ciò non sia strettamente necessario. La comunicazione istituzionale deve infatti perseguire un interesse pubblico concreto senza trasformarsi in un’anticipazione del giudizio. Per questo motivo la divulgazione dei nomi rappresenta una facoltà e non un obbligo.

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