HomeProfessioneLeggi e politicaCaro gasolio, la stangata sull'ultimo miglio: escluso dagli sconti paga il pieno 180 euro in più

Caro gasolio, la stangata sull’ultimo miglio: escluso dagli sconti paga il pieno 180 euro in più

Mentre il Governo oggi dovrebbe varare nuove misure contro il caro carburanti, cresce il malcontento degli operatori della logistica urbana. Il credito d'imposta sul gasolio interessa infatti solo il 22% dei mezzi commerciali italiani, lasciando fuori tutti i veicoli sotto le 7,5 tonnellate impiegati nell'ultimo miglio. Un'esclusione che discende direttamente dalla normativa europea. Intanto, secondo la CGIA di Mestre, il pieno costa in media 180 euro in più rispetto a prima della guerra in Medio Oriente minando la marginalità delle imprese che consegnano le merci in ambito urbano

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Mentre il Consiglio dei ministri dovrebbe decidere oggi un nuovo pacchetto di interventi per contenere l’impatto dell’aumento dei prezzi dei carburanti, tornati a correre nonostante il recente intervento sulle accise, cresce il malcontento tra gli operatori dell’ultimo miglio, rimasti esclusi da ogni tutela: secondo le elaborazioni della CGIA di Mestre, fare il pieno a un autocarro sotto le 7,5 tonnellate costa attualmente circa 1.040 euro, 180 euro in più del 27 febbraio scorso, giorno prima dell’inizio delle ostilità in Medio Oriente: una vera e propria stangata che sta incidendo pesantemente sui margini di queste imprese con il rischio di comprimere ulteriormente la redditività di un settore già caratterizzato da margini estremamente contenuti.

Tra l’altro, numeri confermano come il problema dell’impennata dei prezzi dei carburanti sia tutt’altro che superato. Secondo l‘Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale del gasolio self-service è risalito ieri a 2,10 euro al litro, contro i 2,097 euro del giorno precedente, tornando ai livelli più elevati registrati dal 29 luglio, cioè all’indomani dell’ultimo intervento del Governo che aveva ridotto di 17 centesimi l’accisa sul diesel nel periodo compreso tra il 28 luglio e il 6 agosto. 

Solo il 22% dei mezzi commerciali riceve aiuti

In questo scenario, la concessione del credito d’imposta da oltre 320 milioni di euro messo in campo dal Governo per alleggerire il peso fiscale del diesel interessa circa il 22% dei mezzi commerciali italiani, lasciando esclusa la grande platea dei veicoli più leggeri, quelli che ogni giorno effettuano le consegne urbane e dell’ultimo miglio, oltre ai piccoli autotrasportatori che operano con mezzi inferiori alle 7,5 tonnellate. L’origine dell’esclusione risiede infatti nella Direttiva 2003/96/CE, che disciplina la tassazione dei prodotti energetici. L’articolo 7 consente agli Stati membri di applicare una fiscalità agevolata al cosiddetto gasolio commerciale, ma ne definisce in modo tassativo il perimetro. Sono considerati tali esclusivamente i consumi effettuati da veicoli destinati al trasporto di merci con massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate.

Le motivazioni dell’esclusione

L’obiettivo perseguito dalla normativa europea era quello di sostenere il trasporto professionale impegnato sulle grandi direttrici internazionali, evitando al tempo stesso di estendere il beneficio a milioni di furgoni e veicoli commerciali leggeri impiegati nelle attività artigianali, nella distribuzione urbana e nelle consegne locali. Una scelta che avrebbe comportato un costo difficilmente sostenibile per le finanze pubbliche dei singoli Stati membri e che avrebbe modificato la natura stessa dell’agevolazione. L’Italia ha recepito integralmente questo principio nel Testo Unico delle Accise (D.Lgs. 504/1995), attraverso l’articolo 24-ter, dedicato proprio ai benefici sul gasolio commerciale utilizzato nel settore del trasporto.

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