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Fedespedi 80 anni di storie. “Fare lo spedizioniere internazionale mi ha addestrato ad affrontare mille situazioni: amo questo lavoro, amo questa vita”. Silvia Moretto, la timoniera nella bufera del Covid

Lei è stata la più giovane presidente di Fedespedi e anche – per ora – l’unica donna. Chiamata nel 2019 al vertice dell’associazione perché “cercavano idee nuove, aria nuova, qualcuno fuori dalle solite dinamiche, esterno”, si è trovata a gestire la situazione complicata della pandemia, forte del carico di esperienza in D.B. Group dove ha iniziato con un impiego estivo durante gli anni dell’Università. La storia di Silvia Moretto fa parte del volume “80 anni di storie – Uniti da una passione”, pubblicato da Fedespedi in occasione degli 80 anni dell’associazione festeggiati lo scorso 5 giugno a Genova, curato e scritto dalla giornalista Morena Pivetti, che ripercorre attraverso il racconto delle esperienze individuali le tappe più importanti dell’evoluzione di questo settore. Per gentile concessione di Fedespedi pubblichiamo alcuni racconti e interviste video

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La più giovane. L’unica donna. Potrà sembrare banale, o scontato, ma per Silvia Moretto, Chief Executive Officer di D.B. Group, il racconto non può che iniziare da qui, dall’essere stata, a 44 anni (scusa Silvia, per aver svelato l’età, con le signore non si dovrebbe fare, ndr.), la più giovane e anche l’unica – finora – donna presidente di Fedespedi. Dopo una prima esperienza in Anama, ha retto con mano gentile ma ferma l’Associazione dal 2019 al 2022, nel suo periodo più difficile, l’epidemia del Covid, con tutte le restrizioni e le chiusure di quei mesi tappati in casa. O in azienda. Quando finalmente il Paese si è accorto che senza la logistica non si mangia e non si comprano le medicine. Per dimenticarselo un attimo dopo. Un’emergenza senza eguali o precedenti, che ha messo a dura prova il sistema dei trasporti e dei rifornimenti e richiesto tanta creatività e resilienza.

La sua è la storia di come, passo dopo passo, si diventa manager – e poi azionisti – conquistandosi la fiducia della proprietà, i due fratelli De Bortoli, che nel 1980 avevano fondato l’azienda

Sempre giovanissima, a 34 anni, è stata nominata al vertice della società di Montebelluna, dove aveva iniziato da studentessa universitaria con un “lavoretto” all’aeroporto di Venezia, fino a scalarne la vetta. La sua è la storia di come, passo dopo passo, si diventa manager – e poi azionisti – conquistandosi la fiducia della proprietà, i due fratelli De Bortoli, che nel 1980 avevano fondato l’azienda. Lei ha continuato a farla crescere, da 50 dipendenti a oltre 1.000, 77 uffici nel mondo, 30 magazzini e quasi mezzo miliardo di euro di fatturato. E a darle una nuova sede, grandi piazzali e baie di carico tra cui spicca una palazzina di uffici elegante e avveniristica, disegnata dall’architetto Alfredo Righetto, esterni grigio perla metallizzato a ricordare la prua di una nave, luminosa e tutta vetri all’interno. Per chi ancora pensa che una donna debba scegliere tra lavoro e famiglia, lei è la dimostrazione vivente che non sempre è necessario: mentre si costruiva una carriera cresceva insieme al marito la famiglia con due figlie.

Il libro pubblicato in occasione degli 80 anni di Fedespedi e presentato a Genova il 5 giugno scorso

Il racconto

“Ho iniziato questo mestiere proprio dalla gavetta, con un ‘lavoretto’. Sono di Mestre e mentre studiavo economia aziendale all’Università di Venezia mi sono cercata qualcosa da fare, un riempitivo. Era il 1997, lavoravo in un ufficio di D.B. Group, uno spedizioniere dell’aeroporto, ero addetta alle ‘operations’. Un luogo di avventure capitava di tutto, le zanne di un mammut dalla Russia soggette alla visita sanitaria, gli attori della Mostra del Cinema di Venezia, ogni giorno qualcosa di nuovo. Mi sono laureata: volevo fare la promotrice finanziaria, mi sono iscritta a un corso con un intermediario e ho sostenuto l’esame. Arriviamo così al 1999. I fratelli De Bortoli, proprietari di D.B. Group, mi hanno richiamato perché avevano deciso di introdurre il controllo di gestione, volevano capire cosa girasse e cosa no. Il progetto mi è piaciuto e ho accettato: pure quella si è rivelata una bella avventura, come tante altre dopo, l’azienda in questi anni è cambiata molte volte. 

Ho iniziato questo mestiere proprio dalla gavetta, con un ‘lavoretto’. Sono di Mestre e mentre studiavo economia aziendale all’Università di Venezia mi sono cercata qualcosa da fare, un riempitivo

Donne in azienda ce n’erano già: i titolari non avevano mai fatto distinzioni di genere, hanno sempre premiato il merito, una politica che in D.B. Group diamo per scontato. Da noi c’è sempre stata un’effettiva parità tra i sessi e i colleghi uomini non si sono mai né straniti né lamentati. Altre donne occupano posizioni importanti in azienda, anche all’estero, per esempio a presidio del mercato del Nord America. Due anni fa abbiamo anche certificato la parità di genere.

Tornando agli inizi, ho avuto la fortuna di partecipare all’apertura delle nostre prime filiali all’estero. In quegli anni Montebelluna si era già affermato come distretto dello scarpone da sci, aveva tutti i brand principali e si era in parte industrializzato con lo scarpone iniettato come pezzo unico. Questa vocazione ha continuato a consolidarsi fino a che è diventato un distretto sportivo di valenza mondiale: ora serve il 70% degli atleti globali anche per altri tipi di calzature, da calcio – potrei citare Ronaldo – come da trekking oltre che da sci. All’epoca D.B. lavorava tanto con gli Stati Uniti, andavamo alla fiera di Las Vegas così nel 2002 partiamo una collega ed io, due donne, ed avviamo l’ufficio di New York: ci siamo insediate per sei mesi vicino all’aeroporto Kennedy, lavoravamo sette giorni su sette, domeniche comprese. Un’esperienza davvero formativa. Poi nel 2004 è stata la volta dell’apertura di Hong Kong, spedivamo molto anche in Giappone, mentre in Europa andavamo via treno e via camionOperavamo con l’Australia, la Germania, la Spagna, la Francia, la Romania. Ho partecipato a tutte le nuove aperture, fino a quando, nel 2009, sono stata nominata Chief Executive Officer. Ora mandiamo un’intera squadra, abbiamo un team ad hoc che si occupa dei nuovi insediamenti.

Nel 2002 partiamo una collega ed io, due donne, ed avviamo l’ufficio di New York: ci siamo insediate per sei mesi vicino all’aeroporto Kennedy, lavoravamo sette giorni su sette, domeniche comprese

Contemporaneamente a servire il distretto, abbiamo iniziato a diversificare per far crescere l’azienda, prodotti per l’outdoor, le costruzioni, i mobili: ricordo ancora vetri enormi trasportati dall’aeroporto di Brescia a Doha. E ad allargare il raggio d’azione: nei primi anni ’90 con i magazzini di logistica conto terzi e a fine anni Duemila con la consulenza doganale, anche negli Stati Uniti, dai magazzini doganali fino ai convegni e ai corsi sul dual use, civile e militare, della merce. L’espansione del nostro gruppo ha seguito tre direzioni: la tipologia di merci, la tipologia di servizi e la presenza sul territorio con servizi end to end. Siamo uno spedizioniere internazionale a tutto tondo. Poi nel 2015, sono entrata nel capitale della società con il 5% delle azioni: il gruppo resta una proprietà famigliare, ora è entrata la seconda generazione. Continuiamo a svilupparci con acquisizioni successive: nel 2023 la Fratelli Colò di Livorno, attiva sia in porto, anche a Spezia e Trieste, che all’interporto. Poi nel 2024 è arrivata Seacargo Logistics, un gruppo centro e sudamericano con 18 uffici in Messico, Panama, Costa Rica, Perù e Colombia: ci siamo preparati per il Mercosur. E siamo pronti anche per l’India dove abbiamo 6 uffici. 

Continuiamo a svilupparci con acquisizioni successive: nel 2023 la Fratelli Colò di Livorno, attiva sia in porto, anche a Spezia e Trieste, che all’interporto. Poi nel 2024 è arrivata Seacargo Logistics, un gruppo centro e sudamericano con 18 uffici in Messico, Panama, Costa Rica, Perù e Colombia: ci siamo preparati per il Mercosur

Lo dicevo prima, l’azienda ha cambiato tante volte pelle: nel 2009, quando sono stata nominata CEO, i proprietari avevano l’obiettivo di managerializzare l’azienda, costruire dei ruoli per far crescere un gruppo di dirigenti e supportare le nuove generazioni, nel 2016 siamo partiti con la digitalizzazione, ora stiamo introducendo l’Intelligenza Artificiale e le digital infrastructures. D.B. Group è stata per me una grandissima scuola, mi ha insegnato cosa significa fare lo spedizioniere internazionale, mi ha insegnato dinamicità e internazionalità, mi ha addestrato ad affrontare mille situazioni sempre diverse: amo questo lavoro, amo questa vita”.

L’Associazione

“Nel 2016 mi hanno cercata da Anama, l’Associazione degli spedizionieri aerei, volevano allargare la rappresentanza del settore, anche fuori da Milano. Mi sono candidata come consigliere, sono stata eletta e mi hanno affidato l’Osservatorio sul cargo aereo, un’esperienza molto bella, da cui ho imparato cose che non sapevo. L’Associazione ti offre l’opportunità di confrontarti con gli altri, le istituzioni, i consulenti, le altre associazioni, e ad un livello alto e più generale. Ho accettato perché mi piaceva mettere a disposizione la mia esperienza. Poi nel 2019, senza una vita associativa precedente in Fedespedi, sono stata eletta in consiglio e contemporaneamente Presidente. Cercavano idee nuove, aria nuova, qualcuno fuori dalle solite dinamiche, esterno.

L’Associazione ti offre l’opportunità di confrontarti con gli altri, le istituzioni, i consulenti, le altre associazioni, e ad un livello alto e più generale

Ammetto di aver sottovalutato l’impegno richiesto dalla carica di Presidente, l’avvio è stato molto faticoso ma sottolineo di avere sempre avuto una fortissima collaborazione, da parte di tutti i colleghi della struttura, di tutto il consiglio, delle associazioni territoriali. Il primo anno è servito a colmare i deficit di conoscenza. Poi è calata la cortina del Covid, niente più riunioni in presenza, solo call e video. Una situazione assolutamente nuova per tutti, ci siamo dovuti inventare le soluzioni praticabili come i codici Ateco, collegati in riunione con il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, a stretto gomito con la Ministra Paola De Micheli, e con le Dogane. Bisognava trovare e far arrivare negli ospedali tutto quel che serviva a salvare le vite umane, i respiratori e le mascherine, i disinfettanti. E rifornire gli scaffali dei supermercati dei generi alimentari e le farmacie dei medicinali. Un periodo davvero complicato.

Finalmente tutti, a cominciare da familiari e amici, hanno capito qual era il nostro ruolo, il ruolo degli spedizionieri, della logistica: senza di noi la merce, i prodotti dell’industria, il Made in Italy, non arrivano da nessuna parte.  Nell’emergenza Covid abbiamo lavorato per rendere semplici i passaggi dei flussi, gestire i rebound dei volumi, i noli alle stelle, la congestione nei porti. Siamo usciti dall’ombra e questa nuova consapevolezza della politica, e insieme dell’opinione pubblica, hanno consentito a Fedespedi di raggiungere obiettivi a cui si lavorava da anni, per esempio la Riforma del Codice civile. È stato un momento assolutamente straordinario: siamo riusciti a portare il nostro contributo al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e, grazie anche a Confetra, ad avere per la prima volta risorse destinate alle imprese di logistica per la digitalizzazione, 150 milioni di euro che hanno dato origine al Bando LogInBusiness di RAM, la società del MIT. 

Nell’emergenza Covid abbiamo lavorato per rendere semplici i passaggi dei flussi, gestire i rebound dei volumi, i noli alle stelle, la congestione nei porti

Ho chiuso la mia presidenza con il convegno e la festa a Venezia, alla Giudecca, in onore dei 75 anni di Fedespedi, una chiusura in bellezza. Il mio è stato un mandato tosto ma fortunato, molto partecipato, tanto lavoro. Non me la sono sentita di accettare un secondo giro: troppo lavoro, D.B. Group progettava di crescere ancora, aveva bisogno di me, e anche le mie figlie crescevano e avevano bisogno di me: né l’azienda né la famiglia mi hanno mai fatto pesare l’impegno nell’Associazione ma avevo un po’ sottovalutato il peso di essere la Presidente

L’esperienza associativa mi ha arricchito come persona e come manager: le competenze, le conoscenze e la visione più ampia che ho acquisito le ho poi riportate nel lavoro in azienda. Le Associazioni sono importanti. Da solo il singolo spedizioniere non riesce a dialogare con le istituzioni, e non sarebbe neppure credibile. Solo insieme, aziende con interessi comuni, possiamo dare il nostro contributo alle istituzioni e alla crescita del Paese. Penso, però, che ci siano troppi strati, troppe associazioni: si crea confusione, si disperdono energie e risorse, spesso si inseguono obiettivi e interessi opposti e individualisti. Ho visto troppe volte perdere il focus sull’obiettivo finale per difendere l’individualismo di associazioni e federazioni. Un approccio superato dalla realtà: il tuo vicino di casa non è il tuo competitor, il tuo competitor sta dall’altra parte dell’oceano e del mondo. Detto questo, continuo a credere fermamente nel valore dell’associazionismo. D.B. Group è presente e attiva e porta il suo contributo sia in Anama che in Fedespedi. Mentre io ora sono delegata agli Affari internazionali in Confindustria Veneto Est. Il viaggio continua, ma a velocità più ridotta.

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