Da anni, se si parla di Italsempione, a chi frequenta il settore dei trasporti e della logistica, viene subito alla mente un nome che ne è ormai un sinonimo: Pietro Vavassori. Entrato nel 1977, ad appena 25 anni come dirigente nel 1992, quando di anni ne aveva 40, ne è diventato amministratore delegato. Da allora l’ha guidata fino a costruire una società che offre spedizioni aeree, marittime e terrestri, ha 18 filiali in Italia, uffici in Spagna e Giappone, oltre 600 dipendenti e un fatturato che supera i 400 milioni di euro. Da ultimo si prepara ad inaugurare la nuova sede, di fronte alla attuale, un investimento che vale 50 milioni di euro.

Da una carica ad un’altra, la sua storia associativa continua e si rinnova, sempre protagonista da oltre vent’anni. Quelli passati dal primo, importante incarico, la presidenza di Fedespedi a cui fu chiamato nel 2002. Eppure, lui ha tuttora la stessa voglia di impegnarsi in prima persona nella rappresentanza degli interessi degli spedizionieri, di cui è da sempre uno dei principali esponenti. Il primo mandato come Presidente di Alsea Milano risale al 2008, il secondo è recentissimo: eletto nel 2023, è in carica. Dal 2005 al 2008, ha presieduto Confetra. Sin dagli esordi ha giocato al “Gianburrasca”, facendo soffiare un vento di cambiamento, qualcuno l’ha chiamata tempesta. Divisivo e orgoglioso di esserlo: o lo ami o non lo sopporti. Ma a lui sta bene così.
Il racconto
“Mi ero diplomato da poco, lavoravo in una multinazionale ma mi annoiavo e soprattutto non mi promuovevano a dirigente perché ero troppo giovane. Mi feci irretire da un imprenditore, cambiai ma durai appena nove mesi. Poi un giorno, era il 1977, mi telefonò Alessandro Sgarella, fondatore della Italsempione, e mi chiese di incontrarlo. Mi disse che era stufo di farsi prendere in giro perché ‘i grandi’ lo consideravano solo un dichiarante doganale e non un vero spedizioniere. All’epoca Fedespedi era un club piuttosto elitario, riuniva i padri nobili, Danzas, Merzario, Castelletti, Zust Ambrosetti, Saima e Avandero. Effettivamente Italsempione faceva gli sdoganamenti delle derrate alimentari e gestiva treni interi di animali vivi dai Paesi dell’Est e carne congelata dall’Argentina, aveva 26 filiali in tutta Italia.
Un giorno, era il 1977, mi telefonò Alessandro Sgarella, fondatore della Italsempione, e mi chiese di incontrarlo. Mi disse che era stufo di farsi prendere in giro perché ‘i grandi’ lo consideravano solo un dichiarante doganale e non un vero spedizioniere
Mi chiese di entrare in azienda e organizzare i trasporti e le spedizioni, voleva diventare uno spedizioniere fatto e finito. Nel frattempo, il Ceo della multinazionale mi propose di tornare da loro mentre mio padre spingeva perché accettassi di andare in banca: scelsi la sfida, la novità, volevo capire quanto valevo. Sono partito con zero chilogrammi di merce e zero camion. Potevo contare su una piccola squadra di cinque persone, io ero il sesto, il direttore. Iniziai dal Paese più ostico, dal Regno Unito, quello con cui gli altri, ‘i grandi’, non volevano avere troppo a che fare: fu lì che mandai il mio primo camion, chiedendo a chi aveva i carichi di affidarmeli. La mattina facevo il commerciale, il pomeriggio l’operativo e la sera caricavo i camion. Dopo l’Inghilterra entrammo in Francia e in Belgio e a seguire negli altri mercati europei.
La mattina facevo il commerciale, il pomeriggio l’operativo e la sera caricavo i camion
Negli anni ‘70 e inizi ‘80 ci specializzammo nelle spedizioni groupage, continuando a crescere. Nel lavoro ho avuto fortuna, ho sempre potuto avvalermi di collaboratori bravi, tantissime donne. Le stimo moltissimo: abbiamo diversi top manager donne, per esempio la responsabile delle Risorse Umane, quella dell’IT e delle Vendite. Negli anni ’90 alla nostra offerta terrestre aggiungemmo le spedizioni aeree e marittime, per garantire ai clienti un servizio a 360 gradi. Nel 1992, a quarant’anni divenni amministratore delegato di Italsempione. Piano piano, anche con piccole acquisizioni, ci siamo espansi: oggi contiamo su 18 filiali in Italia. Nel 1989 per la prima volta siamo andati all’estero, aprendo una filiale in Spagna mentre nel 2005 siamo sbarcati in Giappone.
Ora siamo oltre 600 e abbiamo un fatturato che supera i 400 milioni di euro. Per continuare a crescere e svilupparci abbiamo investito in una nuova sede, appena dall’altra parte della strada: è l’ultima scommessa, la inaugureremo a breve
I successi di oggi sono il frutto di una visione imprenditoriale lunga oltre mezzo secolo. Dalla propria fondazione, nel 1955, Italsempione è stata protagonista di uno sviluppo continuo e di politiche mirate a minimizzare l’impatto ambientale e a creare, un contesto lavorativo equo e inclusivo, tanto che nel 2023 abbiamo costituito un team dedicato all’ESG. In questi anni abbiamo maturato una lunga esperienza in settori specifici: la moda, con aree dedicate e magazzini di massima sicurezza; il food and beverage, con la collaborazione ultratrentennale con i più grandi caseifici, prosciuttifici e produttori di vini italiani; il know how nel trasporto a temperatura controllata e refrigerata; le fiere con la gestione chiavi in mano di tutte le fasi del progetto grazie a un team di professionisti dedicati; i project cargo con soluzioni studiate su misura. Ora siamo oltre 600 e abbiamo un fatturato che supera i 400 milioni di euro. Per continuare a crescere e svilupparci abbiamo investito in una nuova sede, appena dall’altra parte della strada: è l’ultima scommessa, la inaugureremo a breve. Tanto per non farmi mancare nulla mi sono anche iscritto all’Università, al corso di Laurea in Storia, ho sostenuto la metà degli esami. Sono un appassionato, è un mio vecchio pallino”.
L’Associazione
“Mi invitarono a partecipare a Fedespedi: io ero gratificato, mi parevano tutti mostri sacri. Allora era una sorta di club degli spedizionieri più importanti, mentre stavano nascendo le tante case di spedizioni che sono gli associati di oggi. Si cominciava a parlare di delocalizzazione, si intravedevano i primi segnali della globalizzazione, ancora lontana, con l’interscambio dei semilavorati tra l’Italia e il Far East. Era il 2002, l’allora Presidente di Fedespedi, mi invitò a pranzo e mi chiese se per caso non avessi piacere di fare il presidente: ‘Sei giovane, rappresenti una bella azienda, arrivi da fuori’ motivò. Non avevo mai frequentato l’Associazione prima. Mi invitò a pranzo una seconda volta: risposi che non sapevo se sarei stato all’altezza, che non avevo tanto tempo, che dicevo sempre quel che pensavo. Se accetto, continuai, voglio poter usare la mia testa.
Nella mia visione Fedespedi rappresentava l’azionista di maggioranza, Confetra il braccio politico: il mondo si evolveva, la logistica prendeva forma, cominciavano gli investimenti milionari nelle infrastrutture tecnologiche, nei magazzini per conto dei clienti per la preparazione degli ordini via mare e via aereo. Le piccole case di spedizioni crescevano e si trasformavano in provider logistici delle imprese industriali. Vedevo una giungla di leggi e di procedure, di problemi con le dogane, intoppi e intralci che non c’erano in Francia, in Germania, in Olanda. Insomma, un contesto complesso. Mi lasciai convincere. Anche se non fu semplice fare contemporaneamente l’amministratore delegato dell’Azienda e il Presidente dell’Associazione: ho dedicato davvero tanto tempo alla categoria.
Era necessario un lavoro di coordinamento, di raccordo tra le diverse rappresentanze del mondo della logistica e mi sono confrontato più volte con Confindustria: l’importante era fare sistema
All’inizio del mio impegno in Fedespedi ribaltai il modello organizzativo, che io chiamavo l’Ancient Regime: avevo intuito che era giunto il momento di coinvolgere nell’associazione le aziende piccole e medie. Era necessario un lavoro di coordinamento, di raccordo tra le diverse rappresentanze del mondo della logistica e mi sono confrontato più volte con Confindustria: l’importante era fare sistema. Tra il 2004 e il 2005 ho creato il gruppo dei giovani. Concluso il mandato in Fedespedi, nel 2005 sono stato eletto alla presidenza di Confetra. Poi nel 2008 è stata la volta di Alsea fino al 2011. La passione per l’associazionismo non mi ha mai abbandonato, così nel 2023 mi sono ripresentato, da veterano, in Alsea: la Lombardia rappresenta il 40% della logistica italiana, è una regione strategica. Il bilancio che traggo da questa lunga esperienza è molto positivo: grazie a questo mio impegno nelle diverse associazioni degli spedizionieri ho conosciuto imprenditori importanti, ho costruito rapporti di amicizia, anche se so bene che c’è chi all’inizio non mi sopportava. E mi ha insegnato tanto anche come imprenditore. Posso rivendicare con orgoglio di non avere mai badato all’interesse personale curando sempre quello degli associati.
Quelli sono stati anni in cui la politica ci considerava, oggi contiamo molto meno. Eravamo di casa a Palazzo Chigi sia durante gli anni del primo governo di Silvio Berlusconi, tra il 2001 e il 2006, che in quelli del secondo governo di Romano Prodi, tra il 2006 e il 2008
Negli anni delle mie presidenze abbiamo ottenuto risultati importanti: penso all’abolizione delle tariffe a forcella nel 2006 e dei costi minimi tra il 2008 e il 2010. Quelli sono stati anni in cui la politica ci considerava, oggi contiamo molto meno. Eravamo di casa a Palazzo Chigi sia durante gli anni del primo governo di Silvio Berlusconi, tra il 2001 e il 2006, che in quelli del secondo governo di Romano Prodi, tra il 2006 e il 2008. Parlavamo con i Presidenti del Consiglio. La nota congiunturale di Confetra era seguitissima, molto autorevole. Fui invitato a far parte della delegazione che accompagnò Prodi in Cina. Nel viaggio tra Tianjin, Pechino e Shanghai mi ritrovai in auto con lui e la moglie: era preoccupato per il nanismo delle imprese italiane, che rallentava la crescita dell’economia. Riguardava anche noi spedizionieri, ma ribattei: e voi avete una strategia per aiutare le nostre imprese ad aggregarsi? All’epoca eravamo circa tremila contro i 500 della Germania e i 300 della Francia. Ricordo le convocazioni a Palazzo Chigi di Giulio Santagata, allora Ministro per l’Attuazione del programma di governo. Fedespedi e Confetra erano davvero organizzazioni di riferimento, ci coinvolgevano nell’elaborazione dei progetti per favorire la collaborazione con la Cina, si parlava di porti, di possibili investimenti, di come far crescere il Pil.
Cosa c’è di bello nel mestiere dello spedizioniere? Tutto, ogni giorno è diverso, ogni giorno affronti un problema nuovo, giri il mondo, viaggiare è cultura, è conoscere usi e costumi diversi dai tuoi, un grande arricchimento. Ai giovani dico che se scelgono questa professione non sbagliano.
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