La tecnologia da sola non basta a mettere al sicuro una flotta aziendale. Le organizzazioni criminali sono diventate sempre più specializzate, conoscono i sistemi utilizzati per proteggere e localizzare i veicoli e sono in grado di individuarne e sfruttarne i punti deboli. È l’allarme lanciato da Geotab, Società specializzata nel trasporto connesso, secondo cui la protezione dei mezzi deve passare da una singola soluzione tecnologica a un sistema multilivello, capace di combinare più strumenti di tracciamento, analisi dei dati e capacità di intervento.
Il tema diventa ancora più rilevante durante il periodo estivo, quando città e strade meno frequentate possono agevolare l’attività dei malintenzionati. A partire dai dati disponibili e dall’esperienza maturata nella gestione delle flotte collegate, Geotab ha così individuato quattro falsi miti sulla sicurezza dei veicoli che i fleet manager dovrebbero abbandonare.
In Italia 36 furti di carico per azienda
A dare la misura del fenomeno sono innanzitutto i numeri relativi alle merci trasportate. Una recente ricerca Geotab ha rilevato che nel corso del 2025 in Europa sono stati registrati mediamente 34 furti di carico per azienda, valore che in Italia sale a 36. L’impatto economico del fenomeno è ancor più rilevante: dal 2022 le perdite derivanti dai furti di merci sono aumentate del 438%.
Le reti criminali organizzate, inoltre, sono diventate sempre più specializzate. Studiano i sistemi utilizzati per proteggere le flotte, ne individuano preventivamente le vulnerabilità e pianificano le proprie azioni di conseguenza. Il problema è che molte aziende continuano invece a proteggere i propri asset utilizzando presupposti e strategie elaborati quando le tecniche impiegate per rubare i veicoli erano molto meno sofisticate. È proprio da questa differenza tra evoluzione delle minacce e sistemi di protezione che nascono i quattro falsi miti individuati dall’azienda canadese.
Primo falso mito: un tracker è sufficiente per ritrovare il veicolo
La prima convinzione da abbandonare riguarda l’idea che sia sufficiente installare un dispositivo telematico per poter localizzare facilmente un veicolo dopo il furto. Le organizzazioni criminali tengono ormai conto della presenza dei tracker già durante la pianificazione delle operazioni. I jammer, dispositivi capaci di disturbare le frequenze utilizzate dai sistemi di localizzazione, sono economici, facilmente reperibili e vengono utilizzati regolarmente dalle reti professionali coinvolte nella maggior parte dei furti di veicoli commerciali di alto valore. Inoltre, il tempo che trascorre tra l’uscita di un mezzo dal deposito e la sua intercettazione può essere molto più breve di quanto immagini un gestore di flotta. Un singolo dispositivo di localizzazione, anche se installato correttamente, può quindi essere individuato e neutralizzato.
Le conseguenze per l’azienda non riguardano soltanto il valore del mezzo. Alla perdita dell’asset possono infatti aggiungersi inadempienze contrattuali, richieste di risarcimento assicurativo e clienti lasciati senza veicolo.
La soluzione, secondo Geotab, consiste nel non considerare il dispositivo telematico come un singolo componente hardware chiamato a svolgere da solo una funzione di sicurezza, ma come parte di un sistema più ampio di protezione.
Secondo falso mito: basta il sistema installato dal costruttore
La seconda convinzione riguarda i sistemi telematici forniti direttamente dai costruttori. Queste soluzioni possono mettere a disposizione segnali, canali di comunicazione e dati di elevata qualità, ma sono progettate principalmente per monitorare il funzionamento del veicolo, non necessariamente per garantire la sicurezza di una flotta. Su alcuni modelli esiste inoltre un’ulteriore possibile vulnerabilità. Il conducente può attivare una modalità «privacy» che interrompe completamente la trasmissione dei dati. Si tratta di una funzione legittima, sviluppata per tutelare la riservatezza dell’utilizzatore, ma che dal punto di vista della protezione del veicolo può creare una vulnerabilità che le organizzazioni criminali hanno imparato a sfruttare.
Per ridurre questo rischio viene consigliato un secondo livello di tracciamento indipendente, installato separatamente e basato su percorsi di segnale differenti. La combinazione dei due sistemi introduce una ridondanza che non può essere garantita da una singola fonte di dati e che le reti specializzate nei furti non sono ancora riuscite a neutralizzare sistematicamente.
Terzo falso mito: contro i furti si può soltanto reagire
Un altro errore è considerare il tracciamento esclusivamente come uno strumento da utilizzare dopo la scomparsa del veicolo. Nell’approccio tradizionale il mezzo viene rubato, il sistema genera un avviso e soltanto a quel punto comincia la ricerca. Ma quando viene confermato il furto, le probabilità di recuperare il veicolo possono avere già iniziato a diminuire. Le moderne piattaforme telematiche permettono invece di anticipare almeno in parte la reazione attraverso geofencing, rilevamento dei movimenti notturni e alert relativi all’attraversamento di confini nazionali considerati ad alto rischio.
A questi strumenti si aggiunge l’intelligenza artificiale. Gli algoritmi utilizzati da Geotab possono segnalare pattern di movimento anomali in determinate aree e nelle fasce orarie caratterizzate da un rischio elevato, potenzialmente prima ancora che il conducente comunichi la scomparsa del mezzo. In caso di furto il tempo è determinante: la differenza tra riuscire a localizzare un veicolo e perderlo definitivamente può giocarsi in pochi minuti. Individuare un comportamento anomalo prima della conferma ufficiale del furto permette quindi di guadagnare tempo prezioso.
Quarto falso mito: una strategia va bene per tutta Europa
Il quarto presupposto da superare riguarda l’idea che una stessa strategia di sicurezza possa essere applicata indistintamente a tutti i mercati. Un sistema calibrato sulle caratteristiche dei furti in Italia, per esempio, potrebbe non essere altrettanto efficace in Germania, Irlanda o Spagna. Le cause e le modalità dei furti cambiano sensibilmente da un Paese all’altro, così come cambiano le organizzazioni criminali coinvolte.
I gruppi organizzati operano spesso lungo corridoi ben definiti e cercano di trasferire rapidamente i veicoli oltre i confini nazionali, indirizzandoli verso giurisdizioni nelle quali le operazioni di localizzazione e recupero diventano più complesse sotto il profilo legale. Cambiano inoltre i tempi d’intervento delle forze dell’ordine e i quadri normativi applicabili alle operazioni transfrontaliere.
Di conseguenza, una flotta presente in otto Paesi europei deve affrontare una mappa dei rischi decisamente più complessa rispetto a quella di un’impresa attiva su un solo mercato. Per Geotab, un sistema progettato fin dall’origine per gestire questa complessità può offrire risultati migliori rispetto a una soluzione nazionale successivamente applicata senza modifiche a Paesi differenti.
Soluzione? La sicurezza deve diventare una scelta di sistema
Il punto di arrivo dell’analisi riguarda proprio il modo in cui le imprese dovrebbero concepire la protezione della flotta.
«Ad accomunare tutti e quattro questi falsi miti è una convinzione di fondo: considerare la protezione dei veicoli una scelta di prodotto anziché una decisione di sistema – spiega Stefano Peduzzi, vicepresidente soluzioni tecnologiche di Geotab.- L’approccio sviluppato dall’azienda parte dal presupposto che le organizzazioni criminali cercheranno inevitabilmente di superare ogni livello di protezione. Per questo la ridondanza non rappresenta un’opzione, ma un requisito necessario».
Tracciamento multilivello, AI e centri operativi
Da questa impostazione derivano gli elementi considerati essenziali da Geotab per costruire un modello di sicurezza efficace: tracciamento multilivello basato su percorsi di segnale indipendenti, rilevamento tramite intelligenza artificiale delle anomalie nei movimenti prima della conferma del furto e coordinamento attraverso centri operativi di sicurezza dedicati.
Secondo la società di Oakville, le flotte europee che hanno adottato un’impostazione di questo tipo raggiungono tassi di localizzazione e recupero significativamente superiori alla media del settore.
La direzione indicata dall’azienda è quindi quella di passare dalla semplice installazione di un localizzatore a una vera architettura di protezione della flotta, nella quale più tecnologie e procedure lavorano contemporaneamente. Un cambiamento reso necessario dalla stessa evoluzione delle organizzazioni criminali, sempre più capaci di individuare e neutralizzare le singole contromisure.


