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Ex Ilva, gli autotrasportatori dell’indotto ricevono il preavviso di fermo amministrativo

L'Agenzia delle Entrate vuole riscuotere le imposte non pagate post 2015, ma nel frattempo i padroncini attendono invano il pagamento delle loro prestazioni del 2023. Uggè (Unatras): «Il ministro Urso pensi a risolvere questa situazione drammatica piuttosto che convocare tavoli per la logistica»

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Continua la persecuzione burocratica nei confronti degli autotrasportatori dell’indotto ex Ilva, che in questi ultimi giorni hanno ricevuto i preavvisi di fermo amministrativo da parte dell’Agenzia delle Entrate, un provvedimento reintrodotto dopo il periodo di sospensione dovuto alla pandemia.
La situazione paradossale è che, nonostante non siano ancora stati saldati i crediti delle prestazioni lavorative del 2023, gli autotrasportatori sono comunque tenuti a rispettare scadenze estremamente penalizzanti per le loro attività.
In sintesi: le mancate riscossioni risalgono al post 2015, anno in cui non sono state incassate fatture perché l’azienda tarantina venne posta in amministrazione straordinaria. Per questo motivo gli autotrasportatori non sono riusciti in quel periodo a pagare l’Iva e le altre imposte e quindi oggi risultano delle cartelle sospese delle quali l’Agenzia delle riscossioni pretende i pagamenti pregressi, attraverso il fermo amministrativo dei mezzi.

Uggè (Unatras): «Il ministro Urso risolva il dramma dell’ex Ilva»

Veemente la reazione di associazioni e parti politiche.
«Mentre il ministro Urso pensa a gestire e convocare tavoli per la logistica italiana, oltretutto con dubbi sulla sua competenza a farlo – accusa Paolo Uggè, presidente di Unatras – toppa paurosamente sulla drammatica vicenda che vede coinvolti gli autotrasportatori che hanno lavorato per l’ex Ilva».
«Le imprese di autotrasporto che hanno accettato sacrifici per consentire allo stabilimento di poter continuare a garantire operatività – continua il presidente – non avendo ricevuto i corrispettivi per i servizi effettuati, non sono stati in grado di far fronte al pagamento di quegli oneri fiscali. Forse il ministro Urso poteva intervenire per evitare questa vergognosa umiliazione dei piccoli imprenditori. A questo punto sarebbe opportuno un intervento da parte della Presidenza del Consiglio per evitare una decisione di carattere burocratico che non tiene conto della drammatica situazione in cui versano tante piccole aziende».

Castronuovo (Casartigiani Puglia): «Posticipiamo il pagamento delle cartelle»

«L’esasperazione degli autotrasportatori è giunta al culmine – commenta Stefano Castronuovo, coordinatore Casartigiani Puglia – Pertanto chiediamo che il pagamento di queste cartelle venga posticipato fino a quando non verranno saldati tutti i crediti attesi e maturati dagli autotrasportatori. Non è possibile che lo Stato ignori i suoi lavoratori e imprenditori e poi pretenda altre riscossioni. Le aziende si sentono perseguitate da chi non ha saputo tutelarle e sono prostrate dalle tante scadenze economiche. Per una buona volta, ci si metta nei panni degli operatori coinvolti e si trovi una soluzione».

Turco (M5S): «Urso vende sogni. E intanto le imprese dell’indotto affondano»

«Mentre il ministro Urso sulla siderurgia continua a vendere sogni – ha infine affermato il senatore Mario Turco, vicepresidente del M5S – la realtà dell’ex Ilva di Taranto è sempre più disastrata proprio a causa dell’incapacità del governo. Nulla si sa della cassa integrazione dei lavoratori dell’indotto e senza la cessione dei crediti pro-soluto, da noi chiesta nel decreto legge Ilva, tutte le imprese che ruotano attorno all’acciaieria si trovano prossime al baratro. Fa sorridere amaro ascoltare Urso che sostiene che il governo Meloni ha in mano il futuro della produzione di acciaio nel nostro Paese, quando non è in grado neanche di scongiurare il nodo dell’autotrasporto, oltre a quello dei portuali che dal 1° aprile finiranno in mezzo a una strada privi di cassa integrazione».

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti

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