A 83 anni, Ken Loach non ha perso la forza di indignarsi, di denunciare, di ribellarsi. In questo caso ci regala un grande film contro un sistema ingiusto di lavoro che, sotto la parvenza di autonomia, malcela una forma di vera e propria schiavitù.
Il solito film sulla mafia? Non proprio. Perché le vicende apparentemente tipiche del genere vengono riferite tramite il punto di vista di un uomo a fine vita, che parla dall’interno di un ospizio.
CARTA DI IDENTITÀ
NomeAndreaCognomeLandiEtà42 anniStato CivileSposatoPunto di partenzaPozzi di Seravezza (LU)Anzianità di Servizio22 anniSettore di attivitàTitolare di due imprese di autotrasporto, la «Tranvia di Landi...
Premetto che ho due figli e ci tengo a lasciar loro un posto sano dove vivere. Ecco perché qualsiasi legislazione finalizzata a ripulire il pianeta mi trova favorevole, compresa quella che impone di ridurre lo zolfo nei carburanti usati nel trasporto marittimo. Non posso non notare, però, che, un po’ come accade nel mercato dei veicoli, acquistati dai vettori per rendere verde il volto dei committenti, anche qui chi paga sono i trasportatori, costretti a versare un quarto in più rispetto a oggi per imbarcare i propri mezzi sui traghetti. Come si spiega una tale ingiustizia?
Il 14 gennaio scorso ha partecipato alla presentazione a Roma, presso il MIT, del volume «100 numeri per capire l’autotrasporto» e ho ascoltato con molta attenzione il suo intervento, relativo a un caso, realmente accaduto, di «sospetta contaminazione» di un prodotto alimentare trasportato. Mi è sembrato di capire che il vettore ne sia uscito vittorioso. È possibile avere maggiori dettagli sulla sentenza enunciata?
In che modo e fino a che punto la nuova normativa sugli appalti, in vigore da inizio anno, interessa l’autotrasporto? Quali oneri prevede per le aziende coinvolte, siano esse committenti o appaltatrici?