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Basf chiude impianto di ammoniaca, ma la produzione di AdBlue non è a rischio

A causa del caro energia, la multinazionale chimica ha annunciato la chiusura di uno dei due impianti di produzione di ammoniaca nella sede centrale di Ludwigshafen, in Germania. Ma la produzione di AdBlue, che si ricava proprio a partire dall’ammoniaca, non sarà interessata e anzi continuerà a essere fornita tramite il secondo impianto. Secondo Claudio Mascialino, amministratore delegato di Resnova, società importatrice in Italia dell’AdBlue Basf, non c’è alcun rischio di veder ridotte le importazioni del prezioso additivo necessario per abbattere le emissioni dei moderni veicoli diesel

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L’AdBlue costa troppo o non si trova più? Colpa (anche) delle conseguenze della guerra in Ucraina e in particolare dell’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia, fattori che hanno avuto un duro impatto sui produttori di questo prezioso additivo, indispensabile per abbattere le emissioni nei moderni diesel. Tant’è che fece notizia alcuni mesi fa la decisione di Yara, azienda con sede a Ferrara e tra i principali produttori di AdBlue, di tagliare la produzione proprio per via delle difficoltà legate all’impennata dei costi del metano (ricordiamo infatti che il metano serve per produrre l’ammoniaca, che è una materia prima indispensabile per l’additivo. Ne avevamo parlato qui).

In questo contesto di mercato allarmante c’è tuttavia chi si dimostra fiducioso e resiliente, come Basf, multinazionale chimica specializzata proprio nella produzione di AdBlue, annunciando in una nota stampa che, nonostante sia stata costretta a chiudere, proprio a causa del caro-gas, uno dei due impianti di produzione di ammoniaca nella sede centrale di Ludwigshafen, in Germania, «i prodotti ad alto valore aggiunto, come il business Adblue, non saranno interessati e continueranno ad essere forniti tramite il secondo impianto di ammoniaca del sito di Ludwigshafen».

Lo spauracchio di una diminuzione dell’export-import di AdBlue, in sostanza, viene scongiurato. Perché spauracchio? Perché, lo ricordiamo, i sistemi di alimentazione dei moderni mezzi leggeri e pesanti a gasolio (dall’Euro V in su) non possono funzionare correttamente senza l’additivo AdBlue. Se l’AdBlue si esaurisce, infatti, il motore non può avviarsi. E se manca l’AdBlue sul mercato, il trasporto commerciale rischia di andare in tilt.

A rassicurare la continuità di produzione è anche Claudio Mascialino, amministratore delegato di Resnova, società importatrice in Italia dell’AdBlue Basf, che specifica come l’impianto in Germania che è stato chiuso era «destinato per l’uso agricolo» e che «saranno garantiti tutti i volumi necessari per la produzione di AdBlue».

Di più: Basf sosterrà nuovi investimenti per sostituire l’ammoniaca «grigia», cioè quella ottenuta dalle sole fonti non rinnovabili, con l’ammoniaca «verde», ovvero prodotta da fonti rinnovabili. Tant’è che avrebbe già acquistato a questo scopo alcuni grandi impianti eolici a nord delle Germania.

«Vogliamo trasformare Ludwigshafen nel principale sito di produzione chimica a basse emissioni in Europa – ha commentato Martin Brudermüller, presidente del consiglio di amministrazione di Basf – La nostra società intende garantire maggiori forniture di energia rinnovabile per il sito di Ludwigshafen. L’azienda prevede di utilizzare pompe di calore e metodi più puliti per generare vapore. Inoltre, saranno implementate nuove tecnologie a zero emissioni di CO2 , come l’elettrolisi dell’acqua per la produzione di idrogeno».

Redazione
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La redazione di Uomini e Trasporti

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